Un’azienda non potrà installare le telecamere all’interno degli spogliatoi dei dipendenti. Lo ha ribadito il Garante della privacy [doc. web n. 3325380] che ha respinto la richiesta di una società di attivare un sistema di videosorveglianza che avrebbe violato la legittima aspettativa di intimità e la dignità dei lavoratori. L’azienda metalmeccanica riteneva la misura necessaria per arginare le “numerose e ripetute segnalazioni di effrazioni negli spogliatoi”, che l’avevano già indotta a rafforzare gli armadietti, dotandoli di lucchetti, e a installare una telecamera all’ingresso degli spogliatoi. Alla richiesta presentata al Garante, la società aveva anche allegato alcune denunce di furti avvenuti negli ultimi due anni, nonché un accordo raggiunto con i sindacati aziendali che secondo l’impresa avrebbe consentito l’estensione dell’attuale impianto di videosorveglianza all’interno degli spogliatoi. Nel vietare l’attuazione del progetto, il Garante ha ritenuto che l’installazione delle telecamere negli spogliatoi dei dipendenti non fosse conforme alle norme sulla protezione dei dati personali. Il sistema, infatti, era configurato in modo tale da prevedere espressamente il minuzioso controllo dell’intera area adibita a spogliatoio, senza alcuna limitazione all’angolo di ripresa, in una zona connotata, invece, da una particolare aspettativa di riservatezza e di tutela della intimità e dignità della persona. L’azienda, inoltre, non aveva motivato l’inutilità delle misure di sicurezza già adottate (rafforzamento degli armadietti, telecamera all’ingresso degli spogliatoi) e anche le denunce, presentate a sostegno del progetto, riguardavano furti avvenuti in altre aree dell’azienda e al di fuori dell’orario di lavoro. Il progetto, per giunta, non rispettava neppure l’accordo raggiunto con i sindacati né per quanto riguarda i luoghi di installazione delle telecamere né, ad esempio, per i tempi di conservazione delle immagini.
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