Editoria

Furti in Rai, c’era un basista a viale Mazzini

Furti in Rai, caccia al basista. Prosegue l’inchiesta sulle sparizioni di beni e opere d’arte dalle sedi dell’azienda. La novità degli ultimi giorni riguarda proprio la presunta presenza di un complice interno. Che avrebbe agevolato i furti mettendo a disposizione la sua “opera”.

Il tema è arrivato ai piani alti di via Mazzini. Un’inchiesta di Striscia la Notizia, raccontata dal “solito” Pinuccio (che si è anche “candidato” per un posto al Cda), è emerso che alcuni beni, persino mobilio, sarebbero state involate dalla Rai. Nel caso specifico, ha ritracciato una pregiata scrivania di Gio Ponti che è stata recente battuta all’asta nei Paesi anglosassoni.

La conferma di Sinisi: c’era basista per i furti Rai

In audizione, così come scrive Repubblica e riporta Dagospia, il dirigente Rai Nicola Sinisi ha “confermato” i dubbi. C’era una talpa interna e i furti di maggiore rilevanza si sarebbero verificati tra gli anni ’70 e ’80, poi nei primi Duemila. Senza un basista sarebbe stato fin troppo difficile.  Un “sacco” vero e proprio: nemmeno i tappeti sono stati risparmiati.

La notizia non è passata inosservata. Il capogruppo Lega in Vigilanza Rai Massimiliano Capitanio insieme al senatore Giorgio Bergesio, in una nota, hanno detto: “Sentire dal direttore dei beni artistici Rai che esiste un basista che ha agevolato i furti di opere d’arte in azienda è gravissimo. La Lega presenterà con urgenza una interrogazione e valuterà un esposto in Procura. Altrettanto grave sostenere che i furti siano avvenuti anche per l’ignoranza sul valore dei beni che aleggiava in Rai”.

Anzaldi: “Hanno mentito al Parlamento”

Sui fatti è intervenuto sui social anche il commissario Iv Michele Anzaldi. “Le accuse lanciate dal direttore Canone e beni artistici Rai, Nicola Sinisi, in una sede ufficiale come l’audizione in commissione di Vigilanza Rai, rappresentano un caso di gravità inaudita. Sinisi ha dichiarato che la Rai ha risposto con un falso a un’interrogazione parlamentare, ha detto che l’azienda ha deliberatamente mentito al Parlamento”. E dunque: “Una vicenda senza precedenti, è doveroso che i presidenti Fico e Casellati intervengano a tutela delle Camere e chiedano immediatamente spiegazioni all’amministratore delegato Salini”.

E dunque: “In questi anni la Rai ha umiliato in qualsiasi modo la commissione parlamentare di Vigilanza, non applicando le risoluzioni (si pensi a quella sui conflitti di interessi degli agenti ignorata ancora anche per i prossimi palinsesti), non presentandosi in commissione se non dopo settimane e settimane dalle richieste di audizione, rispondendo in modo evasivo e omertoso alle interrogazioni. Mai, però, si era arrivato addirittura a produrre un falso in risposta ad un atto di sindacato ispettivo”. Anzaldi ha concluso: “Se le accuse lanciate da un dirigente di lungo corso del servizio pubblico come Sinisi fossero confermate, saremmo di fronte ad un colpo durissimo per la credibilità della tv pubblica, pagata ogni anno da quasi 2 miliardi di euro di canone dei cittadini”.

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