Fondo per l’editoria, 50 milioni in attesa di riforma: contributi fondamentali per le piccole testate

La parlamentare Manuela Ghizzoni e la Commissione Cultura della Camera firmano un emendamento al decreto Milleproroghe e spingono per la riforma del Fondo per l’editoria
Fondo per l’editoria e diritto al pluralismo, una battaglia condivisa da editori e politici

Salvare le piccole testate dal rischio chiusura rifinanziando con uno stanziamento superiore a 50 milioni il Fondo per l’editoria aspettando la riforma complessiva del settore. A questo scopo la parlamentare modenese del Pd Manuela Ghizzoni, insieme ai colleghi della Commissione Cultura della Camera, ha firmato un emendamento al decreto Milleproroghe (come ci aveva da poco raccontato anche il presidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici, Francesco Zanotti). Si tratta di risorse “fondamentali per garantire un po’ di respiro a tante piccole aziende editoriali sull’orlo della chiusura”, spiega la Ghizzoni. Le difficoltà di settore sono diretta conseguenza di anni di gestione scandalosa dei fondi, anni in cui “si è decisa una stretta improvvisa e draconiana tanto che, ad esempio, nel 2013 sono stati tagliati fondi che le aziende avevano già messo a bilancio”, continua la parlamentare Pd.

Garantire il fondo per l’editoria nel 2015
Piccole imprese editoriali cooperative, diocesane e del terzo settore vivono un momento di particolare difficoltà: l’anno scorso hanno chiuso una quarantina di testate e altre sono sull’orlo del baratro. Scopo dell’emendamento è quello di “garantire risorse per il 2015 in modo da poter giungere alla riforma complessiva del sistema sulla quale da mesi siamo impegnati in audizioni e confronti”. Secondo la Ghizzoni, infatti, in tutta Europa il pubblico sostiene il pluralismo dell’informazione, e non crediamo, come sostengono i fautori del liberismo sfrenato, che il mercato da solo possa determinare la sopravvivenza delle testate più meritevoli”. Anche dalla politica (così come ha dichiarato Caterina Bagnardi, presidente della File), quindi, si alza una voce che determina il pluralismo dell’informazione come un bene da tutelare e non come un prodotto del mercato globale.

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