Sembra incredibile, ma un rapper sta imponendo alla politica i tempi e le modalità di riforma della Rai.
La vicenda è stata gestita, oggettivamente, in maniera pessima dalla dirigenza della televisione pubblica che ha dimostrato limiti culturali di eccezionale gravità. Ma d’altronde i dirigenti delle grandi aziende di Stato vengono nominati dalla politica e se la stessa politica abdica dal suo ruolo, contestando la funzione dei partiti, il corto circuito è perfetto.
Le aziende pubbliche, come la Rai, sono dello Stato che ne è azionista; e che nella qualità di socio è tenuto a nominare i vertici delle società e a dettare le linee strategiche. La Rai è un’azienda pubblica ed è quindi del tutto normale che la dirigenza venga nominata dai partiti politici. Che non si appropriano di qualcosa che non è loro, ma, invece, esercitano la funzione che è attribuita dalla Costituzione ai parlamentari per questa ragione eletti dai cittadini.
La riforma della Rai deve puntare a migliorare la qualità culturale del prodotto, il pluralismo, rendere attuale il servizio pubblico. Non deve soddisfare le richieste di un influencer che riesce a tenere in scacco l’intero arco costituzionale, terrorizzato dal timore di perdere qualche like. La politica non può fare la politica se si vergogna di sé stessa.
Non c’è nessuna tensione in casa Quotidiano Nazionale in merito alla trattativa tra il Gruppo…
Dopo l’uscita da Il Giornale, Alessandro Sallusti è pronto per una nuova avventura editoriale: ecco…
Guido Scorza s’è dimesso dalla carica di componente del Garante della Privacy. E lo ha…
Ancora un’aggressione ai danni dei giornalisti: stavolta è accaduto a La Spezia. La denuncia arriva…
In una celeberrima fiaba Christan Andersen racconta la storia di un imperatore che curava moltissimo…
Big Tech fa sempre più paura allo spettacolo e alla cultura italiana e così le…