L’ingresso della Federazione italiana tennis e padel nel capitale sociale della Sae, la società che a breve editerà lo storico quotidiano torinese “La Stampa”, solleva rilevanti interrogativi sotto il profilo giuridico e dell’autonomia dell’informazione.
La scalata dell’imprenditore abruzzese Alberto Leonardis alle testate locali cedute dalla Gedi si perfeziona con l’acquisto del più importante quotidiano locale edito dal gruppo.
L’impressione è che la logica dell’operazione sia più finanziaria e relazionale che strettamente editoriale e industriale, ossia finanziare queste acquisizioni con capitale di terzi, fondazioni bancarie e gruppi imprenditoriali, per entrare nel salotto buono dell’editoria italiana. I risultati economici delle imprese coinvolte sembrano passare in secondo piano rispetto ad una progettualità dichiarata che, almeno fino ad oggi, non pare avere trovato un reale riscontro né sul mercato né tra i dipendenti.
Ma tutto questo sarebbe un problema esclusivamente privato: se ci sono soci che mettono dei soldi e sono disposti a perderli, nulla quaestio. Il punto cambia quando ad entrare nel capitale è una federazione sportiva che, pur essendo formalmente un’associazione con personalità giuridica di diritto privato, esercita funzioni caratterizzate da una evidente rilevanza pubblicistica.
Infatti, una nutrita giurisprudenza amministrativa e contabile considera le federazioni sportive soggetti privati dotati di una forte rilevanza pubblicistica. Le federazioni esercitano funzioni di interesse pubblico delegate dal CONI, ricevono contributi pubblici, operano sotto vigilanza pubblica, esercitano poteri regolatori e, in numerosi casi, sono assoggettate ai principi di trasparenza e ai controlli tipici dell’amministrazione pubblica. Non si tratta quindi di semplici associazioni private che decidono di effettuare un investimento finanziario in un qualsiasi settore economico.







