Editoria

Facebook si fa il gran giurì per “salvare” la sezione 230 sulla (ir)responsabilità dei social

Comincerà a “lavorare” il gran giurì di Facebook. Si tratta di un comitato che dovrà deliberare sulla liceità o meno di alcuni contenuti postati e poi rimossi sul social blu. Per ora sulla “scrivania virtuale” dei giudici web ci sono quasi 20mila “casi”. Ma il lavoro inizierà con estrema calma e privilegiando fatti che possano avere risonanza mediatica. Sei casi, tanto per cominciare. Poi si vedrà il resto.

La “magistratura” del web dovrà stabilire se sono lecite le frasi pubblicate da ministri, presidenti, politici e loro sostenitori ma anche se si può mostrare un capezzolo (evidentemente un peccato mortale per la bacchettona in-civiltà zuccherberghiana) se almeno c’è la scriminante della lotta al cancro al seno.

Ma c’è ovviamente un motivo se il colosso Fb ha deciso di procedere a questa enorme riforma (che partorirà, statene pur certi, soltanto qualche sparuto topolino buono da dare in pasto ai media pro domo sua). Il presidente uscente Donald Trump, infatti, ha deciso che – come accade praticamente a qualunque attività – anche i social dovranno essere responsabili di ciò che accade al loro interno. Così vuole mettere le mani sulla sezione 230 del Communication Decency Act. Dunque, dimostrando di poter far da sé, Fb tenta di conservare il suo “privilegio”. E su questo altare saranno sacrificati, come sempre accade nella comunicazione moderna, sentimenti, emozioni e ideali che nulla c’entrano con i diritti e con il diritto. Auguri.

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