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Facebook e WhatsApp: per il garante tedesco la privacy è a rischio

L’acquisto della popolare app di messaggistica WhatsApp da parte di Facebook non ha suscitato soltanto stupore per la somma versata – ben 19 miliardi di dollari. Ha anche rinnovato le preoccupazioni per la (scarsa) tutela della privacy che periodicamente l’azienda fondata da Mark Zuckerberg provoca con le sue politiche commerciali. Alla maggioranza degli osservatori appare infatti chiaro come questa mossa a sorpresa di Facebook non sia servita soltanto a togliere di mezzo un pericoloso concorrente, ma anche a mettere le mani su un importante tassello necessario a completare la profilazione degli utenti: le rubriche telefoniche. Erano queste ultime il principale patrimonio del servizio di messaggistica, con i suoi 450 milioni di utenti e relative conversazioni: il meccanismo di registrazione di WhatsApp , infatti, per funzionare richiede che sia inserito il numero del telefono su cui l’app è installata. Qualcuno ha espresso la sua preoccupazione a mezza voce: altri, come il Garante per la protezione dei dati personali dello Schleswig-Holstein, Thilo Weichert, hanno fatto invece parecchio rumore, con prese di posizione alquanto decise. “Chi ha a cuore la riservatezza delle proprie comunicazioni – ha scritto Weichert sul suo sito – deve poter contare su servizi di fiducia. Gli unici a fornirlo sono aziende che hanno sede in paesi dove vige un efficace sistema di protezione dei dati”. Il garante ha citato a modello due aziende svizzere, MyEnigma e Threema, mentre ha sottolineato come la sensibilità riguardo a questo tema negli Stati Uniti, dove hanno sede sia WhatsApp che Facebook, sia alquanto limitata. “Tali servizi – detto ancora Weichert – si rifiutano di conformarsi alle normative europee e tedesche sulla privacy e anche l’accesso della Nsa alle comunicazioni viene agevolato dall’acquisto”. Un attacco in piena regola a Facebook, insomma, non del tutto inaspettato visti i precedenti – il garante dello Schleswig-Holstein ha avuto più volte da dire in passato con il social network, ma inedito per virulenza. Si segnala anche una petizione in Italia, per richiamare l’attenzione del Garante della privacy sugli eventuali risvolti negativi che l’acquisizione di WhatsApp potrebbe avere per gli utenti.  Finora il social network di Zuckerberg è riuscito ad evadere le ripetute richieste di assoggettarsi alle normative di privacy tedesche, sostenendo che il responsabile per il trattamento dei dati a livello europeo è la sua controllata irlandese, che sarebbe perciò soggetta alla legge di quel paese. Finora Facebook è comparsa in tribunale due volte in Germania, in un caso la Corte gli ha dato ragione, in un altro invece ha perso .La diatriba, perciò, è ancora aperta.  Anche su WhatsApp comunque il giudizio del garante è stato assai severo: Weichert ha ricordato come l’anno scorso uno sviluppatore olandese abbia scoperto una falla assai inquietante nel meccanismo di criptazione usato dall’applicazione: una vulnerabilità che avrebbe potuto teoricamente essere sfruttata da un malintenzionato per leggere il contenuto di tutte le conversazioni scambiate. La risposta della società a tale rivelazione sarebbe stata, secondo il garante “opaca e poco convincente”. In una nota sul loro sito, gli sviluppatori di WhatsApp non hanno affrontato direttamente la questione della possibile incorporazione del loro patrimonio di dati da parte di Facebook, ma hanno affermato che per gli utenti “non cambierà nulla” .  (La Stampa)

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