Non finiscono le battaglie di Francesco Di Stefano, patron di Europa 7. L’ultima si sta combattendo sul digitale terrestre e riguarda i diritti sportivi. La legge del 2007, detta Melandri-Gentiloni, che ha ripristinato la contrattazione collettiva dei diritti calcistici, prevede una disciplina speciale per le piattaforme emergenti, in modo da sostenerne lo sviluppo rispetto a quelle consolidate. L’Agcom doveva individuare quale siano tali piattaforme, alle quali va concessa una licenza non esclusiva per i diritti sul calcio, a prezzi proporzionati ai loro utenti. Lo ha fatto, definendo “emergenti” la IP Tv, la tv proprietaria su protocollo Internet, la tv via rete mobile e il DVB-H, la tv fruibile da appositi telefonini trasmessa da impianti terrestri. Lista che andava riesaminata, “a seconda dell’evoluzione del mercato”.
Centro Europa 7 è stata la prima in Europa ad avviare trasmissioni in tecnologia DVB-T2 e Francesco Di Stefano, il presidente, ha chiesto all’Autorità per le comunicazioni di qualificare tale standard come “piattaforma emergente” e, quindi, di poter acquisire i relativi diritti sul calcio a prezzi commisurati ai propri utenti. L’Agcom risponde picche: il DVB-T2 costituisce solo un “miglioramento” del DVB-T, lo standard delle attuali trasmissioni terrestri e non una piattaforma autonoma.
Di Stefano allora si rivolge al Tar Lazio che dovrebbe esprimersi a fine mese.
Il decoder di nuova generazione di Europa 7 permetta la ricezione di video e audio con qualità di molto superiore all’Alta Definizione del digitale terrestre e di Sky e, inoltre, permette di ricevere tutti i canali gratuiti del digitale terrestre tanto che diversi antennisti cominciano ad utilizzarlo per risolvere i problemi di ricezione.
Giuseppe Liucci
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