Tra i pirati ci sarebbero i migliori amici del cinema. Scaricare opere pirata favorirebbe il consumo legale, invece di scoraggiarlo. Sarebbe giunto a queste conclusioni uno studio segreto condotto dal noto osservatorio di ricerca GFK. Ma è stato tenuto nascosto perché i committenti non hanno gradito i risultati.
La notizia, lanciata dal sito tedesco Telepolis riguarda gli utenti del sito Kino.to, che forniva link a film in streaming. A giugno, una mega indagine della polizia (250 agenti coinvolti) lo ha raso al suolo, portando all’arresto dei suoi 13 amministratori. Sul sito adesso appare un avviso, “chiuso in base al sospetto di aver creato un’organizzazione criminale che violava il copyright”. Per calcare la mano, l’industria avrebbe quindi commissionato lo studio, per provare che il sito aveva danneggiato le vendite e fare un identikit di quei “criminali” che erano gli utenti. Ma lo studio – secondo quanto riferito a Telepolis da una fonte di GFK – ha dimostrato il contrario. Che gli utenti usavano il sito perlopiù per avere un’anteprima del film, che poi avrebbero acquistato o visto al cinema.
Altri studi negano che ci sia questa correlazione tra pirateria e calo delle vendite. Li ha raccolti di recente il Libro Bianco del Copyright, pubblicato dal movimento Sitononraggiungibile.it nella battaglia alla delibera dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che vuole combattere proprio la pirateria su internet. C’è pure, del 2010, uno studio indipendente del Gao, un’agenzia che fa studi per conto del Congresso americano: rileva che è impossibile confermare un rapporto di causa-effetto tra la pirateria e le perdite dell’industria, che tra l’altro sembrano colpire perlopiù quella musicale mentre il business delle sale cinematografiche è fiorente: 120 milioni di spettatori in Italia nel 2010, +10 per cento sul 2009 e miglior risultato degli ultimi 25 anni. (Repubblica)
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