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EMENDAMENTO “INAMMISSIBILE”. COSÌ SI METTE IL SILENZIATORE ALL’INFORMAZIONE

È bastato poco per dare un altro colpo al pluralismo dell’informazione in Italia. Il tempo necessario agli uffici della Camera per giudicare inammissibili i tre emendamenti al Milleproroghe presentati dalla maggioranza e dalla Lega nord per ripristinare il fondo per l’editoria. La motivazione: per i tecnici di Montecitorio il rifinanziamento del fondo non sarebbe una proroga e in quanto tale va escluso dal decreto in discussione nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio. Una decisione che cade come una mannaia sul futuro delle cento testate giornalistiche no profit, di cooperativa e di idee la cui sopravvivenza è già stata messa duramente a rischio dai tagli al fondo decisi dal governo Berlusconi e confermati – nonostante l’appello del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – dall’attuale esecutivo.

Stamattina si tenterà di rovesciare la situazione chiedendo un nuovo esame degli emendamenti, visto che nel decreto sono presenti altri provvedimenti che nulla hanno a che vedere con un’eventuale proroga.

Se non è un pretesto, la scelta di inammissibilità di certo gli assomiglia molto. Il Milleproroghe è infatti da anni utilizzato come uno strumento dove inserire di tutto, senza che per questo nessuno abbia mai sollevato obiezioni. Un esempio per tutti: è lì che puntualmente viene inserito ogni anno il condono ai partiti per aver riempito i muri delle città con manifesti abusivi. Questa volta, invece, a quanto pare ci si è decisi a rimettere le cose in ordine prendendo di mira un settore che oltre al pluralismo dell’informazione garantisce più di 5 mila posti di lavoro tra giornalisti e poligrafici. I tre emendamenti bocciati sono firmati da Pd, Pdl, Lega e Udc e prevedono il rifinanziamento del fondo per l’editoria con 100 milioni di euro che andrebbero ad aggiungersi ai 53 rimasti.

In tutto 153 milioni appena sufficienti a garantire la sopravvivenza del settore, seppure tra mille difficoltà. Soldi, inoltre, per i quali ogni emendamento garantisce la copertura di spesa e che non peserebbero sui cittadini.

Tra gli emendamenti giudicati ammissibili ce n’è invece uno del Pd che mira a togliere il finanziamento di 10 milioni di euro già deciso per Radio Radicale. Per l’autore del testo, il democratico Roberto Zaccaria, la scelta di un’emittente per la trasmissione delle sedute parlamentari dovrebbe avvenire attraverso una gara pubblica.

Oggi e domani intanto il modo dell’editoria si mobilita in concomitanza della discussione del Milleproroghe: oggi dalle 11 alle 15 cdr e Rsu dei giornali a rischio insieme a Stampa romana discuteranno i problemi del settore con i cittadini interessati in piazza della Rotonda (Pantheon). Domani dalle 10 alle 19 sempre al Pantheon sarà presente un gazebo per sollecitare governo e parlamento a ripristinare il fondo per l’editoria e il riordino del settore.

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