Editoria

Editoria, Moles: “Digitalizzazione e sostegno, nessun giornale deve restare indietro”

“Nessuna azienda dovrà restare indietro. Penalizzarne alcune, siano le testate locali o quelle diocesane, o Radio Radicale, significa colpire il pluralismo”. Parole e musica del neo sottosegretario all’editoria Giuseppe Moles che ha le idee ben chiare: l’editoria va salvata dalla crisi e nemmeno un giornale va lasciato chiudere. Ne va di quel grande valore, fondante della democrazia e sancito dalla Costituzione, che è il pluralismo.

In una lunga e interessantissima intervista apparsa oggi sul quotidiano Libero, Moles ha messo in chiaro gli obiettivi del suo impegno di governo sul fronte dell’editoria. E ha spiegato: “A breve inizierò gli incontri con i protagonisti del settore, nessuno escluso, singolarmente. Per capire quali sono le criticità, avere da loro suggerimenti e studiare insieme le soluzioni”. Quindi ha promesso: “Il mio ufficio è e sarà sempre aperto a tutti”.

Proprio a questo proposito, una prima e importante richiesta è già giunta a Moles sottoforma di appello – bipartisan e controfirmato da tutti i partiti rappresentati all’interno dell’emiciclo parlamentare – a inserire aiuti consistenti al settore nel Piano nazionale di resilienza e ripresa. Moles a proposito ha dichiarato a Libero: “Ho molto apprezzato l’appello e il fatto che sia bipartisan. Significa che tutte le forze politiche sono consapevoli di quanto sia importante questo settore”.

Sullo sfondo c’è la questione digitale. E, meglio ancora, il ruolo giocato sul web dai grandi player, i cosiddetti Over the Top che drenano la stragrande parte del mercato pubblicitario che ruota su internet, finendo per “vampirizzare” il settore. Per Moles, che ha ben chiaro come “il mutamento del sistema editoriale è un processo irreversibile”, è palese che lo stesso sistema digitale “necessita di regole”. Quali? “Non di tipo statalista ma capaci di porre rimedio a storture e posizioni dominanti che alterano il sistema e il mercato, tanto da determinare differenze eccessive anche tra diversi Paesi”. Lo Stato, dunque, deve scrivere le regole del gioco e farle rispettare a tutti. Un po’ come accaduto in Australia. Moles sta studiando quel modello: “Sto approfondendo. Ritengo che il mio primo compito istituzionale sia accompagnare la transizione dell’intero comparto editoriale verso scenari nuovi perché l’editoria non è solo informazione e comunicazione, è anche posti di lavoro”.

Le basi culturali dalle quali muove Moles sono quelle del liberalismo einaudiano, sensibile non solo ai diktat dell’economia ma, soprattutto, ai valori e principi costituzionali: “Sono convinto che l’editoria, la comunicazione e la buona e corretta informazione siano i pilastri di una vera democrazia liberale. Questo significa che devono essere tutelate e agevolate anche all’interno del libero mercato”.

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