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Editoria cooperativa. Le ricette per salvare il comparto

Salvare la cassa, ok. Ma l’obiettivo a medio-lungo termine dell’editoria cooperativa è soprattutto rimettere in modo una macchina attualmente in panne, che paga la crisi forse più degli altri settori e che stenta a vedere la luce fuori dal tunnel. Diverse le ricette presentate nel corso dell’assemblea. Norma Rangeri, direttore del nuovo Manifesto, ha raccontato l’iter per la rinascita del giornale, che passa anche attraverso la raccolta dei fondi attraverso le libere sottoscrizioni dei lettori. “Il nostro obiettivo è arrivare a 40mila euro per il rilancio dell’online. All’estero si lavora per obiettivi e i lettori contribuiscono economicamente. Anche in Italia è una strada percorribile”. Sulla proposta di Salvatore Sangermano, direttore di “Più notizie”, si è aperto un dibattito che ha coinvolto anche la Fnsi. “Al di là del sostegno economico, bisogna agire nel concreto e pensare a un contratto di lavoro per le piccole testate. Se ne parla da almeno un decennio, è il momento dei fatti. Si parla di equo compenso, ma lo stesso canale di confronto va aperto sui contratti decentrati”. La risposta, a dire il vero tiepida, non si è fatta attendere da parte di Franco Siddi, segretario della Federazione nazionale della stampa. “Credo che il contratto non sia un problema prioritario. I contributi coprono anche il peso del personale. Se accogliessimo questa proposta – ha sottolineato Siddi – dovremmo sottoscrivere 20mila contratti diversi”. Piuttosto è il sistema di controlli che dovrà proseguire sulla linea già tracciata. “Questa realtà non è fatta di profittatori – ha proseguito il segretario della Fnsi -, qualche profittatore c’è stato e l’abbiamo denunciato”. Infine, da Vincenzo Vita (Articolo 21), è stato lanciato un appello ai parlamentari affinché “sia studiata una nuova riforma, centrandola su un obiettivo: governare la transizione al digitale, che può essere una cosa molto bella ma può rappresentare un’ecatombe”.

Gianluca De Martino

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