Editoria

E se i giornali locali scomparissero? Uno studio in Francia rivela i pericoli per la democrazia

Uno studio condotto dalla Fondazione Jean-Jaurès e da Les Relocalisateurs mostra che la Francia, come gli Stati Uniti, potrebbe trovarsi ad affrontare un deserto mediatico. La scomparsa dei media locali a favore dei soli social media potrebbe portare a un aumento della disinformazione e a una diminuzione dell’impegno civico e dell’affluenza alle urne.

Negli Stati Uniti, in meno di vent’anni, circa il 40% dei quotidiani locali è scomparso, ovvero tra 2.500 e 3.500 pubblicazioni che hanno cessato le pubblicazioni. Un americano su cinque vive ora in un’area disinformata, dove non esiste più una stampa locale indipendente e dove proliferano siti web di propaganda, che si spacciano per organi di stampa locali.

In Europa, nonostante un calo delle vendite e la riduzione del personale, il numero dei media locali è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi anni, ma il fenomeno inizia a essere osservato nel Regno Unito, dove tra il 2005 e il 2018 è stata registrata una perdita netta di 245 testate giornalistiche locali.
Anche la Francia, apparentemente più protetta, si trova ad affrontare questa crisi dell’informazione locale, la cui erosione indebolisce le fondamenta stesse della democrazia. Questa è la conclusione a cui giunge lo studio “Verso i deserti mediatici in Francia”, condotto dalla Fondazione Jean-Jaurès, Kantar, ShoWhere e Les Relocalisateurs, che esamina il ruolo dei media, e in particolare di quelli locali, nell’impegno civico.

Basato su un sondaggio condotto su oltre 10.000 francesi, lo studio rivela un forte legame tra consumo di informazioni, partecipazione degli elettori e impegno civico. Evidenzia inoltre un rischio molto concreto: la progressiva comparsa di aree in cui l’informazione professionale si sta ritirando, lasciando il posto ai social media, alla disinformazione e alle voci di corridoio.

Le informazioni tradizionali sono ancora valide, ma sono vacillanti.

In apparenza, la Francia rimane un paese in cui le persone cercano informazioni: l’86% dei cittadini dichiara di utilizzare i media tradizionali, con la televisione in testa. La stampa locale tiene testa, la radio mantiene il suo ruolo e internet e i social media completano il quadro. Ma dietro questa diversità di utilizzi, il modello si sta indebolendo con la scomparsa dei giornali locali, il declino della pubblicità, la debolezza dei modelli digitali e l’ascesa dei social come canale primario per l’informazione quotidiana. Secondo lo studio, questa ibridazione confonde i confini, indebolisce la nozione stessa di mediazione giornalistica e alimenta l’idea che ogni post su un social network equivalga a una notizia.

Il ruolo dei media locali nell’impegno civico

Lo studio dimostra tuttavia che più informazioni i francesi consumano, più si impegnano. I grandi consumatori di media locali votano in gran numero (87%), partecipano più attivamente alla vita della comunità e dimostrano un maggiore apprezzamento per i valori civici. Al contrario, i non consumatori sembrano essere meno coinvolti: votano meno, sono meno coinvolti e hanno meno fiducia nella democrazia.
Anche la geografia accentua questi contrasti. Le regioni meridionali, come la Bretagna e l’Alsazia, beneficiano ancora di un ricco ecosistema. Altre, in particolare quelle alla periferia delle grandi città o nel nord-est, stanno scivolando in una forma di privazione informativa. Dove i corrispondenti della stampa scompaiono e le agenzie locali chiudono, Facebook diventa la principale fonte di informazione, con i suoi intrinseci svantaggi (immediatezza, frammentazione e voci di corridoio).

Lo studio evidenzia inoltre che l’immagine dei personaggi politici rimane gravemente danneggiata, indipendentemente dal livello di informazione disponibile, a dimostrazione del fatto che la sola comunicazione istituzionale non è sufficiente a ripristinare la fiducia. Al contrario, la percezione del territorio – senso di abbandono, debolezza dei servizi pubblici – dipende principalmente dal divario rurale/urbano, e non dal consumo di media. È come se, su questo tema, nessuna quantità di informazione potesse contrastare l’esperienza vissuta.

Cosa succederebbe se i media scomparissero?

Gli autori dello studio hanno anche intrapreso un esercizio di previsione rivelatore: cosa accadrebbe se i media scomparissero? Gli effetti sarebbero immediati: un aumento del 20% di francesi che non consumano media causerebbe un crollo dell’affluenza alle urne di 7 punti e indebolirebbe significativamente l’attaccamento ai valori civici. In altre parole, dove l’informazione si ritira, la democrazia si ritira con essa. Non in modo drammatico, spiega lo studio, ma attraverso un declino graduale: un voto in meno, una voce in più, una protesta senza fondamento fattuale.


Il rischio, quindi, non è quello di un crollo improvviso, ma piuttosto di un declino graduale. Le aree in cui si smette di leggere la stampa locale, dove la radio non trasmette più, dove le redazioni scompaiono, diventano aree in cui la vita democratica stessa si erode. Lo studio ci ricorda così un fatto ovvio che avevamo smesso di riconoscere: l’informazione non è solo un servizio, è un pilastro delle nostre istituzioni, e dove si ritira, la Repubblica perde parte della sua sostanza.

 

Ivan Zambardino

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