Per i giornalisti italiani Scalfaro è stato il Presidente della par condicio: colui che, in anni nei quali ancora non a tutti era chiaro il peso devastante del conflitto di interessi nella comunicazione e dunque nella vita democratica stessa, chiese ed ottenne regole che – sia pure ostiche, talvolta, per il lavoro giornalistico – volevano ripristinare una almeno parziale parità di accesso delle forze politiche al rapporto con gli elettori. E’ stato il Presidente dell’insistito richiamo alla Costituzione, al suo articolo 21, alla perdurante vitalità di un testo che in troppi già descrivevano come reperto archeologico, come ostacolo alla modernizzazione dell’Italia, come frutto di una stagione lontana che non aveva più nulla da dire. E’ stato il Presidente che ha ricordato la necessità di non scrivere mai “sotto dettatura”, dunque investendo noi giornalisti di un potente richiamo all’esercizio dell’autonomia professionale. In un periodo nel quale l’informazione subiva l’impatto del passaggio ad un bipolarismo politico livoroso ed esacerbato, il Presidente Scalfaro è stato un punto di riferimento per tutti i giornalisti che volevano difendere la dignità e la terzietà dell’informazione. Ed anche negli ultimi anni lo abbiamo sentito al nostro fianco nella lotta contro ogni tentativo di imporci bavagli.
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