Categories: Editoria

Pescante, vicedirettore di RaiSport pubblica un post nostalgico ed è polemica

Il caso che coinvolge il vicedirettore di RaiSport, Roberto Pescante, riapre una questione che non concerne solo la concessionaria del servizio pubblico, ma l’intero ambito dell’informazione pubblica. Ossia il limite tra libertà di espressione individuale e responsabilità istituzionale di chi ricopre ruoli apicali nel servizio pubblico.

Le polemiche sono esplose dopo una serie di post pubblicati sui social da Roberto Pescante, vicedirettore di Rai Sport, nei quali compaiono riferimenti espliciti al Movimento Sociale Italiano, slogan nostalgici e contenuti ironici a sfondo politico, tra cui un meme che paragona il segretario della Cgil Maurizio Landini al presidente venezuelano Nicolás Maduro.

A sollevare il caso è stato il Movimento 5 Stelle. Dario Carotenuto, capogruppo M5S in Commissione di Vigilanza Rai, ha parlato apertamente di incompatibilità tra l’uso dei social da parte di un dirigente Rai e le linee guida del servizio pubblico, sottolineando come non si tratti di una semplice opinione personale, ma di una mancanza di senso istituzionale. La Rai, ha ricordato Carotenuto, è finanziata dal canone pagato da tutti i cittadini e non può diventare lo spazio in cui dirigenti aziendali esprimono militanze politiche, per quanto mascherate da ironia.

Sulla stessa linea si è mosso il Partito democratico. Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del Pd, ha parlato senza mezzi termini di una Rai sempre meno percepita come “di tutti” e sempre più assimilabile a un house organ del partito di governo. Il punto, secondo Ruotolo, non è l’appartenenza politica in sé, ma il fatto che un dirigente del servizio pubblico si esprima pubblicamente in modo così esplicito, senza che vi sia alcuna reazione da parte dell’azienda.

Il tema, però, va oltre il singolo post o il singolo dirigente. Il problema è strutturale e riguarda il rapporto tra ruolo pubblico e comunicazione personale nell’era dei social network. Chi guida una direzione Rai non è un dipendente qualunque. Ogni parola pubblica, anche se scritta su un profilo personale, può essere percepita come espressione di una posizione aziendale, o quantomeno come indice di un clima culturale tollerato dai vertici.

È per questo che le opposizioni chiedono un intervento formale della Commissione di Vigilanza Rai e la convocazione dei vertici di viale Mazzini.

In realtà sembra che il problema dovrebbe essere posto in maniera più completa e corretta. Il punto nodale è che la polemica contro le dichiarazioni di Pescante sembrano nascere dalla natura dei contenuti postati, con evidenti riferimenti ad un’appartenenza di destra, e non dalla possibilità astratta per un dirigente della Rai di utilizzare i social network per esprimere opinioni personali.

Il tema affrontato è sicuramente di gran rilievo e andrebbe affrontato con equilibrio in modo da fornire linee guida adeguate e introdurre strumenti efficace per sanzionare eventuali violazioni delle stesse. Ma devono essere basate su principi generali e non su pregiudizi politici.

Enzo Ghionni

Recent Posts

Askanews e il licenziamento contestato: cosa è successo

Torna la tensione all’agenzia Askanews. Un giornalista sarebbe stato licenziato a causa delle rimostranze di…

14 ore ago

Editoria, il richiamo di Mattarella: senza sostenibilità economica non c’è libertà

Il 3 ottobre 2024 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell’incontro al Quirinale…

17 ore ago

Le notizie arrivano su WhatsApp, ma chi le controlla? La nuova sfida del giornalismo nelle chat private

L'informazione sta entrando in uno degli spazi più difficili da osservare e controllare: le conversazioni…

17 ore ago

Anche il Sugc contro Cosmi, la “lettera” del tecnico non ricuce lo strappo

La lettera non basta a ricomporre la frattura: pure il Sugc, il sindacato unitario dei…

17 ore ago

Ranucci ha scelto: andrà a Rainews

Sigfrido Ranucci ha scelto: andrà a Rainews. E lo ha annunciato in un post pubblicato…

1 giorno ago

“Hai il diritto di saperlo”, la campagna del Cnog per il pluralismo

L’Ordine dei Giornalisti lancia una campagna contro le querele bavaglio, le intimidazioni e gli attacchi…

2 giorni ago