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Difendere i giornalisti dagli spyware come Paragon? Sì, ma non prima d’agosto

Difendere i giornalisti contro i software invasivi? Ok, ma se ne parla ad agosto. Se tutto va bene. L’Ue ha una soluzione contro i (nuovi) casi Paragon. Ma ha pure una burocrazia che non fa sconti a nessuno. E che rispetta, forse troppo pedissequamente, tempi che si allungano e lasciano vulnus sguarniti e non solo dal punto di vista temporale.

I fatti sono noti. Quelli di Paragon. Dei giornalisti finiti nella rete dello spyware di produzione israeliana, la cui casa madre ha rapporti commerciali solo ed esclusivamente con gli Stati. Nella rete ci sono caduti, in Italia, anche dei giornalisti. Come Francesco Cancellato, direttore di FanPage. Il caso, a distanza di tempo, è finito anche all’attenzione della Commissione Ue. Con un’interrogazione ad hoc presentata da alcuni esponenti del gruppo di S&D Left e Verdi. Dubbi, incertezze e perplessità che i parlamentari hanno girato all’esecutivo. Che, a sua volta, ha incaricato della risposta Henna Virkkunen, vicepresidente e commissario alla sovranità tecnologica.

Virkkunen ha spiegato che la protezione c’è per i giornalisti. Sia chiaro. Ma che occorrerà aspettare fino all’inizio d’agosto. “Sarà applicabile a partire dall’8 agosto 2025. L’applicazione di questa e altre garanzie contenute nell’Emfa assicureranno la libertà e l’indipendenza dei media in tutta l’Ue, proteggendoli da ingerenze. La Commissione utilizzerà tutti gli strumenti a sua disposizione per garantire l’effettiva applicazione del diritto dell’Unione”. E intanto? Si aspetta l’entrata in vigore dell’articolo del regolamento che secondo cui gli Stati membri “provvedono affinché le fonti giornalistiche e le comunicazioni riservate siano efficacemente protette”. I rimpalli delle burocrazie. Ma non basta: “Essi si astengono dalle seguenti misure: utilizzare software di sorveglianza intrusiva su qualsiasi materiale, dispositivo, macchinario o strumento digitale utilizzato dai fornitori di servizi di media, dal loro personale editoriale o da qualsiasi persona che, in virtù del suo rapporto regolare o professionale con un fornitore di servizi di media o con il relativo personale editoriale, possa disporre di informazioni concernenti fonti giornalistiche, o in grado di consentirne l’identificazione, o concernenti comunicazioni riservate”. Ma non prima di agosto.

 

Luca Esposito

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