Editoria

Crimi:”il sistema dei contributi all’editoria non fa bene all’informazione”

Altro che pluralismo. I contributi pubblici non fanno bene all’informazione. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Vito Crimi si fa promotore di una riforma sistematica del settore coinvolgendo tutti gli attori. Il primo provvedimento? “Sottoporrò in questi giorni all’attenzione del governo l’abolizione dell’obbligo per le pubbliche amministrazioni di pubblicazione degli avvisi di gara e aggiudicazione sui quotidiani nazionali e locali. Un giro d’affari da 50 milioni di euro, con costi a carico delle imprese”, annuncia Crimi al quotidiano La Verità.

“Ad oggi – spiega il sottosegretario – infatti subito dopo l’aggiudicazione l’impresa deve rimborsare le spese di pubblicazione alla Pubblica amministrazione. Un vero e proprio balzello per le aziende che vogliono lavorare con quest’ultima”.

Ma è tutto il sistema a dover essere rivisto per Crimi, anche se la voce non è nel contratto di governo “perché quest’ultimo si concentra sulle priorità rispetto alle esigenze dei cittadini”.Superare il sistema del finanziamento pubblico, dunque, senza creare danni all’industria editoriale sana. Il che significa per Crimi, ok al sostegno pubblico “a startup, a progetti editoriali, specie quelli innovativi o dei giovani”, che però devono necessariamente “essere in grado di camminare con le loro gambe”, e “al sostegno al rinnovamento tecnologico di prodotti editoriali tradizionali”.

Quanto alla legge 198/2016, voluta da Luca Lotti, l’allora ministro dello Sport con delega all’editoria, Crimi sottolinea: “Bisogna andare ancora più a fondo di quelle norme e pure procedere con un’ulteriore verifica dei beneficiari”.

“Al senatore sottosegretario all’Editoria Vito Crimi suggerisco di ascoltare la canzone ‘Pensa’ di Fabrizio Moro: prima di rilasciare interviste, pubblicate proprio su un quotidiano di carta, ascolti chi da quarant’anni lavora in questo settore e rappresenta la Fieg, con 8820 anni di pubblicazioni complessive dei propri associati. Poi potra’ prendere le proprie decisioni, anche se sulla base di poche settimane di esperienza di governo in questo settore”. Questa la dura replica di Andrea Riffeser Monti, presidente della Fieg.

Ivan Zambardino

Recent Posts

Ranucci non lascia il giornalismo e se la prende con Big Tech

Sigfrido Ranucci non lascia il giornalismo. Almeno così dice lui. E anzi lo ribadisce anche…

13 ore ago

Circolare n. 48 del 12/10/2026 – Contributi diretti all’editoria – confronto delle risorse destinate all’acconto e al saldo

In prossimità dell’erogazione del saldo relativo ai contributi previsti dal decreto legislativo 15 maggio 2017,…

15 ore ago

L’intelligenza artificiale fa affari con le notizie, ma gli editori non sanno ancora quanto valgono

L’intelligenza artificiale sta cambiando il mercato dell’informazione, ma gli editori non sanno ancora quanto valgano…

17 ore ago

Intelligenza artificiale e ignoranza non artificiale: quando la visibilità diventa autorevolezza

I contenuti nell’ecosistema digitale sono come gocce d’acqua nell’oceano. A una domanda pressoché bulimica di…

2 giorni ago

L’AI usa giornali e musica senza pagare: gli editori chiedono all’Europa di fermare lo sfruttamento dei contenuti

La battaglia tra industria editoriale e intelligenza artificiale si sposta nuovamente in Europa, con un’iniziativa…

2 giorni ago

Equo compenso, la legge non si tratta. Il compenso sì

Dopo la Corte di giustizia Ue, il Tar Lazio respinge il ricorso di Meta contro…

2 giorni ago