Editoria

Coronavirus. Petino (Videoinformazioni): “Epidemia darà nuova linfa al giornalismo”

La ricognizione di Editoria.tv nel mondo delle redazioni prosegue con Pier Paolo Petino, direttore di Videoinformazioni, agenzia televisiva da anni attiva sul panorama dell’informazione campana e nazionale.

L’arrivo del coronavirus ha cambiato l’approccio quotidiano sui territori dell’agenzia?

“Abbiamo dovuto rapidamente adeguare il nostro approccio alle esigenze del momento. Producendo contenuti video, raccogliendo quotidianamente decine di voci,interviste, testimonianze, in un contesto in cui tutto è stato chiuso e sterilizzato, è cambiato radicalmente l’approccio. Il focus è stato naturalmente la lotta al virus, con l’esigenza di produrre informazione video-giornalistica nei luoghi in cui si combatte questa battaglia. Gli ospedali e le strutture sanitarie sono diventate il riferimento assoluto. E per questo abbiamo dovuto proteggere la nostra incolumità, pur continuando a raccontare. Ci siamo dotati di Dpi avanzati, abbiamo iniziato a raccogliere voci e testimonianze usando aste microfoniche ma, in molti casi, anche da remoto. Eppure non abbiamo mai interrotto il flusso di informazione e servizi per il nostro portale, per i siti e le tv abbonate.

 

E’ cambiato, e se si come, il rapporto con lettori e spettatori?   

Più che cambiato abbiamo percepito una maggiore tensione, una grande attenzione e anche una voglia di interazione. Il web, in questo senso, aiuta. Il riscontro a qualcosa che scrivi può essere immediato. La richiesta di specificare i contenuti di un’intervista, di un servizio, ti fanno avvertire la presenza del lettore, che in questo modo contribuisce anche a rendere più entusiasmante in lavoro.

 

Cosa è cambiato nel lavoro di redazione?

In redazione abbiamo avviato una redazione della presenze, usufruendo per metà del personale, dello smartworking. E’ chiaro che per chi come noi agisce “sul campo” è stato complicato, ma lo abbiamo fatto principalmente per salvaguardarci da evitare contagi.

 

Quali conseguenze l’epidemia avrà sui loro giornali e sul futuro della stampa locale o di settore?

A mio avviso questa epidemia ha dato al giornalismo, all’informazione, nuova linfa. Il ruolo strategico dei media, degli operatori dell’informazione impegnati quotidianamente a raccontare, rischiando in prima persona pur di rivelare cosa stesse accadendo, ha trasferito al pubblico un’immagine migliore, più credibile del giornalista. E, in questo senso, si conferma il ruolo strategico del web e della tv, capace con la potenza delle immagini di comunicare in maniera più efficace e tempestiva. Gli inviati nei luoghi del dolore, le corrispondenze dalle zone rosse, hanno colpito moltissimo l’immaginario collettivo. Vedere i giornalisti sul campo ha dato uns enso di tranquillità e anche di consapevolezza che mancava.

 

Ha avvertito vicinanza o lontananza dalle istituzioni?

Dal punto di vista degli interventi a sostegno del lavoro, abbiamo potuto usufruire della Cig in deroga, avendo avuto un calo di oltre il 50% del fatturato. Ci siamo sentiti parte attiva di un processo di divulgazione delle direttive nazionali potendo anche, attraverso il CoReCom, avviare una campagna con spot sulle principali emittenti televisive dalla Campania.

 

Come se ne esce? 

Siamo abituati a guardare avanti con ottimismo. E questo non può cambiare propri ora. Se ne esce insieme, ma se ne esce avendo la forza di puntare sulle proprie capacità e sulla professionalità, per rimanere competivi e centrati sugli obiettivi. Dal punto di vista sanitario ritengo che sia molto più efficace puntare su una cura anziché su un vaccino, anche considerata la capacità dei coronavirus di mutare.

Luca Esposito

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