Il sottosegretario con delega
all’Editoria, Carlo Malinconico si incontrerà
oggi con i vertici della Fnsi.
Avrà modo di chiarire la contraddizione
tra le sue rassicuranti dichiarazioni
sul mantenimento del Fondo
per l’editoria a tutela del pluralismo
e quanto è prescritto dal comma 3
dell’articolo 29 della «manovra»
Monti: la sua cancellazione, il cui effetto
sarà la morte dell’editoria cooperativa,
politica e di idee.
In queste ore il destino di oltre
cento testate è appeso al filo dei possibili
emendamenti al testo. Senza
un’immediata inversione di rotta
quattromila lavoratori rischiano di
trovarsi per strada. Quali aziende arriveranno
sino al 2014 senza il finanziamento
pubblico e a cosa servirà
un Fondo senza risorse?
È a rischio il
pluralismo del nostro Paese. Lo denunciano
«Il manifesto» e «Liberazione»,
i periodici diocesani, le altre
testate «vere», come l’Unità e Avvenire, che hanno potuto usufruire del
finanziamento «diretto» a compensazione
delle distorsioni del mercato
pubblicitario. Se è un settore «debole»
dal punto di vista finanziario
che ha già vissuto stati di crisi e tagli,
costituisce un patrimonio essenziale
per la ricchezza culturale e dell’informazione
nel nostro Paese. Lo ha riconosciuto
anche il presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano che
rispondendo alla lettera dei direttori
di cento testate, aveva sollecitato
il governo Berlusconi a tutelare questa
realtà.
Ora il governo Monti terrà
conto di questa raccomandazione?
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