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Contributi per l’editoria, tutti i metodi di calcolo

Il decreto legislativo del 24/03/2017, inerente alla nuova disciplina per la corresponsione dei contributi all’editoria, illustra all’art.8 anche i metodi di calcolo dei contributi. La disposizione indica innanzitutto la natura dei contributi, i quali derivano da un calcolo riguardante i costi di produzione e le copie vendute. Viene poi precisata la diversa tipologia di costi grazie a causa dei quali possono essere richiesti i contributi. Le spese previste riguardano il personale e le risorse necessarie per la realizzazione delle testate. Nello specifico il rimborso per il personale dipendente ammonta a 120.000 euro per ogni giornalista avente contratto di lavoro a tempo indeterminato. Vengono rimborsate anche la carta necessaria per la stampa delle copie nell’anno di riferimento e l’annessa distribuzione delle stesse, sia per ciò che riguarda la vendita nelle edicole che per quanto concerne l’invio a uso degli abbonati. Particolare attenzione viene data alle spese per le edizioni digitali. Vengono infatti previsti rimborsi per: installazione di hardware e software, gestione e progettazione dei siti web, gestione delle pagine web, installazione di sistemi di pubblicazione per la gestione di abbonamenti a titolo oneroso. Un comma specifico è dedicato agli abbonamenti per i notiziari delle agenzie di stampa, fondamentali per il lavoro giornalistico.
L’articolo individua poi gli scaglioni in cui suddividere le testate in base alle copie vendute. Nel primo rientrano i giornali in grado di vendere tra 10.000 e 250.000 copie annue. Nel secondo si inseriscono le testate che vendono tra 250.000 e 1.000.000 di copie annue. Il terzo scaglione è quello dei “colossi”, che arrivano a oltre 1.000.000 di copie vendute in un anno. I rimborsi relativi alle spese per le edizioni digitali non risentono della divisione in scaglione. Sono sempre della misura del 75%. Discorso diverso per i costi relativi a personale, materie prime, distribuzione e agenzie di stampa. In questo caso una maggiore contribuzione, pari al 55% delle spese, viene riservata ai giornali con una minore capacità di vendita.
Per quanto riguarda le quote di contributo corrisposte in ragione delle copie vendute, si oscilla tra 0,20 euro a copia, per i quotidiani rientranti nel primo scaglione, e 0,35 a copia, per quotidiani e periodici appartenenti al terzo scaglione. La quota di contributo per la copie vendute in edizione digitale è sempre pari a 0,40 euro a copia. Nelle disposizioni finali la norma indica spese residuali, che danno comunque luogo a rimborsi, relative alla promozione dell’occupazione. Trattasi di: un rimborso pari al 50% degli oneri previdenziali sostenuti dall’impresa editrice che ha assunto figure di età inferiore a 35 anni; una quota aggiuntiva pari all’1% del contributo ricevuto per percorsi di alternanza scuola-lavoro; 5% dei costi sostenuti per aggiornamento e formazione del personale. Una disposizione di chiusura precisa che il contributo non può eccedere il 50% dei ricavi della testata avente diritto.

Giuseppe Liucci

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