Nel settembre di due anni fa la Cina decise di vietare alle agenzie estere di fornire servizi di informazione finanziaria direttamente ai propri cittadini, queste agenzie devono necessariamente passare attraverso un intermediario governativo, il Ceis (China economic information service) che altro non è che una filiale della Xinhua, l’agenzia di Stato cinese. Poco dopo Pechino decise di fare concorrenza agli operatori stranieri lanciando un proprio servizio di informazione. Questo comportamento determina, prima di tutto una violazione degli impegni assunti con il Gats, che prevedono che le società estere possano lavorare nei Pesi e che non siano trattate in modo sfavorevole rispetto a quelle locali. In secondo luogo vìola l’impegno sottoscritto al momento dell’ingresso nella Wto di non rimettere in discussione i diritti esistenti delle società presenti nel Paese e di creare un’autorità regolamentare indipendente. Da Bruxelles e da Washington è partita la richiesta di consultazioni all’Organizzazione del commercio mondiale (Wto). Se nel giro di due mesi il contenzioso non si sarà risolto per via negoziale tra le parti, Bruxelles passerà al secondo gradino della procedura, la richiesta di un panel. “La strategia europea è quella di tentare di convincere i propri interlocutori che quello che fanno è contrario ai loro stessi interessi”. Per ora gli incontri che il commissario europeo ha avuto a Pechino non hanno portato a nessun risultato concreto.
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