Nell’imminenza delle prossime consultazioni referendarie in relazione al regime iva dei messaggi autogestiti a pagamento e gli spazi pubblicitari con contenuto elettorale trasmessi e pubblicati nei novanta giorni antecedenti la data delle elezioni si applica l’aliquota IVA del 22 per cento.
Infatti, l’articolo 18 della legge 10 dicembre 1993, n. 515, come modificato dalla legge 8 aprile 2004, n. 90 e dal comma 5, art. 7, della legge 6 luglio 2012, n. 96, prevede che: “Per il materiale tipografico, inclusi carta e inchiostri in esso impiegati, per l’acquisto di spazi d’affissione, di comunicazione politica radiotelevisiva, di messaggi politici ed elettorali sui quotidiani e periodici e siti web, per l’affitto dei locali e per gli allestimenti e i servizi connessi a manifestazioni, nei novanta giorni precedenti le elezioni della Camera e del Senato, dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia nonché, nelle aree interessate, nei novanta giorni precedenti le elezioni dei presidenti e dei consigli regionali e provinciali, dei sindaci e dei consigli comunali e circoscrizionali, commissionati dai partiti e dai movimenti, dalle liste di candidati e dai candidati si applica l’aliquota IVA del 4 per cento”.
Non essendo stato incluse nell’elenco le consultazioni referendarie tra quelle a cui si applica il regime iva agevolato, appare chiaro che occorre applicare quello ordinario.
Chiaramente, il diverso trattamento ai fini iva delle consultazioni referendarie rispetto a quelle europee, politiche ed amministrative non ha alcun effetto circa la necessità di applicare la par condicio come da nostra circolare n. 8/2026 che, quindi, va rispettata.
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