Il governo cinese intende riformare il settore dei media e dell’editoria per trasformare le aziende in “autentiche entità commerciali” rette dalle leggi del mercato, eccetto i media “d’interesse pubblico”. Lo riferisce oggi il quotidiano ‘China Daily’.
“Giornali e riviste considerate di interesse pubblico sono incoraggiati a ristrutturare le loro operazioni, ma non saranno sottoposti alla piena forza del mercato”, indica il quotidiano cinese in lingua inglese, citando l’Amministrazione generale della stampa e delle pubblicazioni (Gapp). Gli altri, per lo più collegati a organismi ufficiali a vari livelli, saranno incoraggiati a svilupparsi attraverso le “risorse del mercato” con un periodo di transizione di uno o due anni: per la prima volta sarà riconosciuto lo statuto di editore privato.
In questo modo, dovrebbero vedere la luce alcuni giganti editoriali e dei media: “Sei o sette case editrici dai redditi annuali di più di 10 miliardi di yuan (1,1 miliardi di euro) saranno costituite per essere concorrenziali su scala mondiale entro tre-cinque anni”, ha affermato il direttore della Gapp, Fan Weiping. Alla fine del 2007 in Cina c’erano 9500 riviste, 2000 giornali e circa 600 case editrici.
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