Oggi i cittadini tedeschi pagano poco meno di sei euro al mese per la radio, e diciotto euro, sempre al mese, per la televisione. Alcuni, tuttavia, ritengono che l’approccio “per dispositivo” sia obsoleto, e che lo sarà sempre di più, perché diventa ogni giorno più difficile capire come i cittadini accedono all’informazione, e con che tipo di prodotto. Secondo Pau Kirchhof, già consulente per il governo Merkel, un generico contributo per i media, diverso a seconda del reddito familiare, sarebbe più equo e moderno, ed eliminerebbe le ambiguità. In cambio le televisioni nazionali dovrebbero abbandonare del tutto la pubblicità, come accade in Spagna dal primo gennaio di quest’anno (dove però lo stato finanzia TVE direttamente, e il cittadino non paga canoni diretti). Un dibattito analogo, prima o poi, dovrà aprirsi anche in Italia. Il canone TV, infatti, più e più volte è stato oggetto di critiche, campagne di disobbedienza civile e tema politico. Ad oggi, quindi, anche da noi si sente il bisogno di rivedere il modo in cui si finanziano i canali pubblici, e come questo grava sui cittadini. Buona parte delle televisioni nazionali, in Europa, hanno abbandonato, o stanno abbandonando, la pubblicità. Si può fare anche da noi? Forse, ma non è così semplice.
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