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CAMBIANO I REQUISITI PER ACCESSO AI CONTRIBUTI. RAGGIUNTO ACCORDO ALLA CAMERA SU PROPOSTA MOFFA

Dal primo gennaio 2012 niente più contributi alle testate che ‘sfruttano’ i free lance sottopagando le loro collaborazioni. E’ la ‘svolta’ a cui si appresta la Camera con una proposta di legge (C. 3555), a prima firma del presidente della commissione Lavoro, Silvano Moffa (Popolo e territorio), su cui si è trovata l’intesa tra tutti i gruppi in commissione Cultura e che si appresta ad avere una corsia preferenziale per un’approvazione rapidissima.
La scorsa settimana la commissione presieduta da Valentina Aprea (Pdl) ha adottato, all’unanimità, il testo base messo a punto dal Comitato ristretto riprendendo totalmente la proposta Moffa. E, allo scadere dei termini per gli emendamenti, nessun gruppo ne ha presentati. «A questo punto – spiega Moffa – il testo, a giorni, andrà in sede legislativa e avrà un approvazione in tempi brevi con un passaggio rapido anche al Senato. Penso che entro novembre ci sarà l’ok definitivo del parlamento e il testo, su cui il sottosegretario Paolo Bonaiuti ha dato giudizio positivo, diventerà legge».
Il testo della proposta di legge stabilisce che partire dal prossimo anno, requisito indispensabile per ricevere i contributi pubblici all’editoria sarà il rispetto del giusto compenso per precari, collaboratori e free lance. La legge, si legge nell’articolato, è infatti «finalizzata a promuovere l’equità retributiva dei giornalisti iscritti all’albo» e «titolari di un rapporto di lavoro non subordinato in quotidiani e periodici, anche telematici, nelle agenzie di stampa e nelle emittenti radiotelevisive».
Enzo Carra (Udc), relatore, evidenzia che «rispetto al totale degli iscritti all’albo, solo il 19.57 per cento fruisce di un contratto di lavoro subordinato» e che le «ricerche compiute dal Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti (Cnog) e dalle istituzioni rappresentative della categoria hanno posto in drammatica evidenza l’esiguità dei compensi erogati per le collaborazioni giornalistiche di tipo autonomo. Compensi irrisori che sono erogati anche da aziende editoriali destinatarie dirette e indirette di finanziamenti pubblici».
Per equità retributiva nel lavoro giornalistico si intende «la corresponsione di un trattamento economico proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto in coerenza con i corrispondenti trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria in favore dei giornalisti titolari di un rapporto di lavoro subordinato».
Presso il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della presidenza del Consiglio (articolo 2) sarà istituita una Commissione per la valutazione dell’equità retributiva composta da un componente designato dal ministro del Lavoro (con funzioni di presidente), uno designato dal ministro dell’Economia, uno designato dal Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti e uno dalla Federazione nazionale della stampa (Fnsi). Sarà la Commissione a definire i requisiti minimi di equità retributiva dei precari e co.co.co «in coerenza con i corrispondenti trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria in favore dei giornalisti titolari di un rapporto di lavoro subordinato. I requisiti minimi saranno stabiliti con decreto del presidente del Consiglio, adottato entro due mesi dall’entrata in vigore della legge». La Commissione di valutazione redige un elenco dei datori di lavoro giornalistico che “garantiscono il rispetto dei requisiti minimi stabiliti».
Questa ‘white list’ degli editori corretti sarà pubblicata «sui maggiori mezzi di comunicazione e sul sito internet del Dipartimento per l’editoria» di Palazzo Chigi.
L’articolo 3 del testo base, adottato dalla commissione Cultura della Camera, ricalcando la proposta Moffa, stabilisce che «a decorrere dall’1 gennaio 2012 l’iscrizione nell’elenco» è «requisito necessario per l’accesso a qualsiasi contributo pubblico in favore dell’editoria». Si introduce, quindi, nell’ordinamento, un requisito ulteriore rispetto a quelli attualmente previsti. (Dire)

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