Editoria

“Basta pollai”, nuove regole per i talk show in Rai

Nuove regole per i talk show in Rai. Il rincorrersi di notizie gravi e preoccupanti sta incupendo gli italiani che, sempre più spesso, eludono i telegiornali. Intanto la preoccupazione degli addetti ai lavori (e non solo loro) è quella di rendere i talk show meno “pollai”. Come se non si trattasse di un format televisivo nato proprio per far confrontare le opinioni e come se i più “forti” non siano stati quelli in cui il dialogo si sia più spesso trasformato in una vera e propria rissa, verbale, che ormai è la normalità.

Non solo in Italia, ma in tutto l’Occidente. Basterebbe scorrere Youtube per rovistare nella pattumiera del trash televisivo europeo, italiano e, ovviamente, americano. Il caso di scuola, a proprio di Usa, è una vecchissima puntata del programma “Geraldo”, condotto da Geraldo Rivera sulla tv americana, che arrivò a mettere a confronto un gruppo di suprematisti bianchi con alcuni esponenti della comunità afroamericana. Finì malissimo.

Tra no vax e guerra in Ucraina, i toni si sono esasperati e non poco. E gli spettatori ormai stufi, sono sempre più in libera uscita. I talk hanno stancato. Perché s’è giunta a una sorta di saturazione dell’audience sui temi che hanno monopolizzato il dibattito pubblico negli ultimi anni. La Rai sta elaborando nuove regole.

Cinque punti cardine della nuova “normativa” interna Rai sui talk show. In primo luogo, solo “competenti”. Poi la rotazione degli inviti, facendo in modo che non ci siano sempre gli stessi ospiti. E dunque privilegiare le ospitate a gratis. Meno spazio, poi, alla cosiddetta “teatralizzazione” delle opposte opinione. E infine equilibrio e fondatezza delle dichiarazioni.

Funzioneranno? Viene prima il servizio pubblico e la qualità o le necessità di bilanci e inserzionisti? E chi decide chi siano, e su quali basi, i “competenti” da invitare e da ascoltare? E, soprattutto, funzioneranno i talk show (in teoria) non urlati?

Luca Esposito

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