Editoria

Barachini: “Occorre un regolamento sull’intelligenza artificiale”

È fondamentale approvare un regolamento sull’intelligenza artificiale il prima possibile. Ne è convinto il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini che, dal festival dell’Economia di Trento, ha lanciato l’obiettivo per normare il fenomeno più potenzialmente inquietante e rivoluzionario legato al digitale.

Per Barachini: “L’Ai Act è un primo passo ed è importante che avvenga in tempi adatti, prima che finisca la legislatura europea, perché altrimenti si rischia un ulteriore ritardo e sull’intelligenza artificiale non abbiamo il tempo di attendere”. Secondo il sottosegretario: “Se non avremo la possibilità di certificare un’informazione che arriva da una fonte giornalistica e da una persona fisica e una che arriva dall’intelligenza artificiale, rischiamo di innescare un processo di cui saremmo vittima senza quasi rendercene conto”.

Infine l’esponente del governo ritiene che la sfida dell’intelligenza artificiale e quindi di un regolamento per via normativa in sede europea “può essere la sfida delle prossime settimane, dei prossimi mesi e sicuramente del prossimo anno, dato che ci sono già realtà editoriali oggi che stanno studiando la produzione di contenuti con l’intelligenza artificiale”. E non è nemmeno una cosa di oggi. Già da mesi, infatti, i colossi editoriali europei stanno studiando come ed eventualmente se procedere a un’ondata di licenziamenti affidando ai software di Ai i compiti più facili. Se ne parlava già da marzo scorso. Tra i pionieri dell’automatizzazione del giornalismo c’è Axel Springer. Il Ceo del gruppo editoriale tedesco, Mathias Doepfner. Che ha spiegato ai dipendenti, tramite The Guardian, che è giunto il momento, se non di farsi da parte, quantomeno di avviare una seria riflessione: “L’intelligenza artificiale ha il potenziale per migliorare il giornalismo indipendente – o semplicemente sostituirlo. Comprendere questo cambiamento è essenziale”. Intanto, per ora, ai giornalisti in carne e ossa, per Doepfner, non rimane altra strada che quella del giornalismo d’inchiesta e dei “contenuti originali”.

Luca Esposito

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