Barachini: “L’intelligenza artificiale è una sfida culturale prima ancora che tecnologica”

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A margine dell’importante evento nazionale dedicato a Intelligenza artificiale e lavoro, svoltosi ieri a Roma, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria, Alberto Barachini, ha offerto una visione chiara e critica sul ruolo dell’IA nella trasformazione dei settori economici e sociali, con un particolare focus sul mondo dell’informazione. L’incontro, promosso dalla ministra del Lavoro Marina Calderone, ha riunito istituzioni, imprese, parti sociali ed esperti per analizzare come l’intelligenza artificiale stia cambiando il mercato del lavoro e quali strumenti mettere in campo per governare questa transizione.

Nel suo intervento, Barachini ha sottolineato l’importanza di non lasciarsi sorprendere passivamente dall’avanzata tecnologica: “La vittoria tecnologica dell’intelligenza artificiale non può trasformarsi in una società tecnocratica”. Per il sottosegretario, l’IA rappresenta una trasformazione di enorme portata, ma è essenziale che le scelte su come utilizzarla restino saldamente ancorate alla responsabilità umana, alla cultura e all’etica.

In particolare, Barachini ha evidenziato che nell’ambito dell’informazione e dell’editoria non ci si può affidare esclusivamente agli algoritmi: “L’informazione deve avere una responsabilità umana, un confronto umano e una faccia”, in quanto solo così si possono garantire i valori etico-deontologici che caratterizzano un’informazione libera, affidabile e pluralista. Il sottosegretario ha ricordato come l’adozione indiscriminata di tecnologie generative rischi di incidere sulla qualità dei contenuti informativi e, di conseguenza, sulla capacità dei cittadini di orientarsi e partecipare pienamente alla vita democratica. L’uso dell’IA senza adeguati strumenti di controllo e trasparenza potrebbe portare a contenuti privi di verifica umana, con effetti negativi sull’ecosistema mediatico e sulla fiducia del pubblico. In questo senso, Barachini ha ribadito la necessità di politiche e normative capaci di tutelare i diritti dei lavoratori dell’informazione, la proprietà intellettuale, il diritto d’autore e la qualità delle notizie, evitando che sistemi automatizzati sostituiscano completamente la creatività e il giudizio professionale umano.

Anche la ministra Calderone, nel suo intervento introduttivo, ha evidenziato l’importanza di adottare una visione umanocentrica nella gestione della rivoluzione digitale: l’intelligenza artificiale deve essere al servizio del lavoro e del lavoro di qualità, promuovendo opportunità e non lasciando indietro chi è più vulnerabile. La discussione ha inoltre toccato temi chiave come formazione e riqualificazione professionale, competenze digitali, governance pubblica dell’innovazione e cooperazione tra istituzioni e mondo produttivo, in vista di una transizione strutturata e inclusiva.

In conclusione, l’evento di Roma ha confermato come la sfida dell’intelligenza artificiale non sia solo tecnica o economica, ma profondamente culturale e politica: se ben governata, può generare nuove opportunità di lavoro e sviluppo; se trascurata, rischia di compromettere pilastri fondamentali della società contemporanea, come la qualità dell’informazione, la partecipazione democratica e la dignità del lavoro.

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