Barachini lancia l’allarme social. Dopo gli scontri a Milano, il sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri con delega all’editoria, ha puntato il dito contro le piattaforme: “Siamo di fronte a un pericolo democratico. Questi gruppi hanno operato su due piattaforme, prevalentemente TikTok cinese e Telegram russa e penso che la risposta stia già in questo passaggio”. Le parole, durissime, dell’esponente del governo sono arrivate al convegno Articolo 21: il diritto di sapere.
Alla platea intervenuta all’incontro, Barachini ha raccontato pure gli scambi con i responsabili delle piattaforme e i loro dubbi sulla gestione: “Ho partecipato a Como recentemente con la gentile responsabile italiana di TikTok – ha spiegato il sottosegretario che mi ha detto che loro fanno di tutto per moderare i contenuti. Ma non è abbastanza, perché se non riescono a percepire quello che è avvenuto nelle chat di ragazzi di 15 – 16 anni delle scuole milanesi e a non fermare questi flussi non stanno facendo abbastanza”.
Divieti? Chissà, intanto però si impone un intervento: “Non sono un fanatico dei divieti, ma dobbiamo intervenire. Giustamente la presidente Meloni ha ricordato che stiamo lavorando anche in Europa al regolamento sul divieto di accesso ai social network, divieto totale fino ai 13 anni, accesso fino a 15 anni con i genitori e poi accesso libero da 15 anni”. “Questo – ha sottolineato il sottosegretario – è un elemento che sembrerà marginale rispetto a quello del quale parliamo oggi, ma non è affatto marginale perché la cultura della dell’approfondimento della percezione della costruzione di una identità passa da questo”.
Dalle violenze di Milano abbiamo imparato qualcosa, secondo il sottosegretario Barachini. “In qualche modo certificano che c’è un potere straripante delle piattaforme nel governare certi processi che sono anche a rischio democratico. Quindi io credo che anche in questo momento sia fondamentale un’azione europea per governare determinati processi, per controllare anche quello che le piattaforme distribuiscono a livello informativo. Credo che sia il momento di portare una responsabilità condivisa e una compartecipazione al settore dell’informazione, al settore giornalistico. È fondamentale per la nostra tenuta democratica”.
E come si può fare, qualche idea precisa c’è. A cominciare dall’inversione dell’onere della prova. “Chiedere alle piattaforme di dire prima che contenuti utilizzano e quindi di retribuire i contenuti che utilizzano, è un tema centrale che l’Italia ha portato sui tavoli europei. Esiste il tema di produrre una norma che in qualche modo consenta all’editoria nazionale e ai governi di spingere le piattaforme in questa direzione”.
Diventa quindi necessario per Barachini “superare la logica delle multe, cioè io penso che sia opportuno non più procedere con le multe nei confronti degli over the top, ma chiedere agli over the top, come in parte sta avvenendo, di retribuire sia i contenuti editoriali che usano per la formazione dell’intelligenza artificiale, sia soprattutto quelli che usano per le risposte di intelligenza artificiale”. Adesso non si può più aspettare: “L’inversione dell’onere della prova è fondamentale anche per i tempi, perché se un editore deve certificare che alcuni contenuti sono stati utilizzati, la procedura è molto più lunga rispetto al trovare un accordo. Io penso che sia veramente il momento di lavorare agli accordi fra gli over the top e gli editori”.
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