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AUTO-INTERVISTE IN CAMBIO DI PUBBLICITÀ

C’è chi offre una gita fuori porta ai possibili elettori e chi mette un messaggio promozionale al posto della segreteria telefonica di Wanda Marra A Roma gira un listino: si XJ-può comprare un piedino di pubblicità in un giornale locale oppure una pagina intera, magari l’ultima, a 1.000 euro. In cambio, il giornale in questione pubblica un’intervista: il candidato-pagante (evidentemente non notissimo né particolarmente appetibile) non solo se la procaccia, ma più o meno se la titola e se la scrive. Il tutto chiaramente passa per canali ufficiosi e mascherati, anche perché la pratica non solo non è conforme all’etica giornalistica, ma pure illegale. E evidentemente, camuffata: la pubblicità in questione non viene data contestualmente, ma magari arriva mesi dopo, in modo da non essere in nessun modo collegabile allo spazio dato ai candidati. Pratiche antiche. A settembre, a Bologna, la Guardia di Finanza era arrivata nella sede della Regione per acquisire documenti sulle interviste a pagamento dell’Emilia Romagna sulle tv locali. Tariffario vario, dai 200 fino ai 500 euro a presenza. Allora alcuni avevano candidamente ammesso di aver pagato: tra gli altri, Favia, ma anche il leghista Manes Bernardini e Gian Guido Naldi di Sel. Il tutto avveniva con “fat tura regolare”. E con i soldi pubblici dei finanziamenti ai gruppi. Tema balzato rapidamente ai disonori della cronaca. Nel Lazio si vota prima visto che la Regione è stata travolta dallo scandalo legato alle spese dei gruppi (Fiorito docet) mentre in Lombardia molti consiglieri sono finiti direttamente in manette. Per le politiche, in questa tornata, i partiti hanno poca voglia di spendere, così come i singoli personaggi in corsa. Non tanto in quanto portatori di un’etica superiore, ma perché sarebbero soldi buttati: con il Porcellum le liste sono bloccate e l’eleggibilità dipende dalla posizione in lista e dal risultato del partito. In una campagna elettorale dove l’attacchinaggio è in caduta libera, vengono riciclati pure i manifesti e i partiti riducono le spese per ottimizzare al meglio i rimborsi elettorali, evidentemente il gioco non vale la candela. Né economicamente, né penalmente. ALLE REGIONALI, dove ci sono le preferenze, candidati hanno bisogno di maggior visibilità. Ed ecco allora, che gli antichi costumi riaffiorano. Qualcuno se la compra pagando i giornali, soprattutto nel Lazio. Qualcuno, invece, offre momenti ricreativi e spera così di convin cere l’elettore. A Roma, alcuni candidati del Pdl, come Luca Gramazio, hanno offerto gite di un giorno ai possibili elettori: oggi li porta tutti a Ostia Antica. E c’è chi usa metodi tanto pratici quanto economici. Se si compone il numero di cellulare del candidato leghista al Consiglio regionale della Lombardia, Ciocca, dopo i primi due squilli parte la musichetta: “Vota Lega… Ripartire per cambiare, ripartire per fare. In Regione c’è da fare. Scrivi Ciocca perché in Regione c’è da fare”. Spiega orgogliosamente il possessore del telefono: “Mi sono inventato la risponderia-pubblicità. Pensi che hanno fatto anche un programma televisivo per raccontare la mia invenzione. Rivoluzionaria, no?”. Tutto torna.

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