Categories: Giurisprudenza

ASSANGE: “IO, VITTIMA DI UN COMPLOTTO PER COLPIRE WIKILEAKS”

Julian Assange è rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londran attesa che il governo di Quito valuti la sua richiesta di asilo. In un’intervista telefonica all’emittente radiofonica Abc, il fondatore di WikiLeaks, accusa il governo di Canberra e le “posizioni assunte dall’ambasciatore americano in Australia, dal premier Gillard e dal ministro degli Esteri”, rei secondo Assange di aver ordito un complotto per colpire e mettere a tacere WikiLeaks.
Sul perché abbia richiesto asilo all’Ecuador, il cyberattivista spiega di voler attirare l’attenzione internazionale sul suo caso: “Speriamo che quello che sto facendo ora richiami l’attenzione sulle questioni di fondo che riguardano il mio processo”. Nel governo ecuadoregno, aggiunge, “ho trovato maggiore comprensione verso la mia battaglia e la battaglia della mia organizzazione con gli Usa”.
L’ex hacker nei giorni scorsi è entrato nell’ambasciata londinese del Paese latino-americano con l’intenzione di evitare l’estradizione in Svezia, dopo che la scorsa settimana la Corte suprema britannica aveva respinto il suo appello di ricorso nell’ambito del processo che lo vede accusato di stupro. Un corrispondente nel Regno Unito della France Presse ha riferito che da ieri tre agenti della polizia sono di guardia di fronte la delegazione diplomatica di Knightsbridge in attesa di arrestarlo. Scotland Yard ha infatti rivelato che il cyberattivista rischia il fermo per aver violato le condizioni di libertà su cauzione alle quali era stato sottoposto.
Questa mattina il presidente ecuadoregno Rafael Correa ha annunciato che discuterà l’ipotesi di concedergli l’asilo con altri Paesi, tra cui il Regno Unito. “Non vogliamo offendere nessuno, tanto meno un paese per il quale abbiamo profondo rispetto, come il Regno Unito”, ha spiegato Correa, ricordando che l’Ecuador “non cederà tuttavia il suo diritto sovrano di prendere una decisione”.
Assange è stato arrestato nel dicembre del 2010 a Londra in seguito a un mandato d’arresto spiccato dalle autorita’ svedesi nei suoi confronti con l’accusa di stupro, molestie e coercizione. Il reato contestatogli è di aver avuto rapporti sessuali non protetti, seppur consenzienti, con due donne, Anna Ardin (militante femminista, segretaria dell’associazione “Brotherhood Movement”) e Sofia Wilen, e di aver successivamente rifiutato di sottoporsi a un controllo medico sulle malattie sessualmente trasmissibili, condotta considerata criminosa dalla legge svedese. La denuncia era stata depositata dalle sue ex-amanti dopo aver appreso l’una dall’altra di aver avuto rapporti sessuali con l’attivista australiano.
Massimo De Bellis

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