Arriva la relazione Agcom sull’alfabetizzazione mediatica e digitale e i risultati sono discordanti. Già, perché se da un lato emerge una rinnovata attenzione ai temi della sicurezza online e sorgono da più parti iniziative legate agli argomenti in agenda, si nota contestualmente una diminuzione, seppur sensibile, del numero di azioni rivolte agli studenti in età scolastica mentre mancano, ancora, strumenti utili per valutare, da parte degli operatori, l’impatto delle proprie iniziative.
Secondo quanto ha rilevato l’autorità garante per le comunicazioni, la situazione italiana è specificamente legata a quattro evidenze. Che dipingono uno scenario frastagliato di tante iniziative, che però forse trascurano un po’, insieme ai ragazzi, anche la valutazione degli effettivi risultati raggiunti. Proprio l’Agcom le tratteggia individuandole nella “coesistenza di numerose iniziative introdotte, in maniera indipendente anche se in ambiti simili, da diversi attori istituzionali, associativi e del settore dei media audiovisivi”. A cui va unita “una sensibile riduzione rispetto all’anno precedente delle iniziative di alfabetizzazione ai linguaggi mediali rivolte a una platea in età scolastica, nonché delle iniziative in materia di disinformazione”. Le ultime due sono, anche loro, di segno discordante. A fronte di “una rinnovata enfasi sulla dimensione della digital safety e/o della sicurezza in rete, sia tra gli operatori del settore dei media audiovisivi sia in ambito istituzionale o associativo”, si fa notare “il mancato ricorso da parte degli operatori del settore dei media audiovisivi a modalità e strumenti di valutazione di impatto delle proprie iniziative”.
La soluzione, per l’Agcom, è nella conclusione della relazione sull’alfabetizzazione mediatica e digitale. Nelle conclusioni, difatti, l’Autorità asserisce che “alla luce di un quadro istituzionale stratificato e complesso”, si “auspica la definizione di una strategia nazionale, in grado di dettare priorità di azione e ambiti di riferimento per tutti gli attori coinvolti nell’alfabetizzazione mediatica e digitale, oltre che di interventi di carattere operativo, volti a guidare le azioni dei fornitori di servizi media audiovisivi e delle piattaforme di condivisione video, alla luce del ruolo ad essi attribuito dalla legislazione nazionale”. Insomma, è arrivato il momento di fare le cose sul serio. Con un po’ di coordinamento (e verifica) in più.
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