Tanto lavoro per nulla? Sembra un po’ questa l’aria che tira intorno ai nomi circolati per il post Calabrò all’AgCom, l’autorità garante delle comunicazioni (quella che, per intendersi, avrà voce in capitolo sul riordino del comparto delle frequenze tv). Patata politica bollentissima, non c’è bisogno di sottolinearlo. Il punto è che il presidente è di nomina governativa, il candidato lo sceglie la presidenza del Consiglio e il ministero dello Sviluppo economico. Ma poi c’è da superare lo scoglio su cui si sono infrante, in passato, tante speranze:c’è bisogno dei due terzi dei voti favorevoli delle commissioni. In soldoni: Pd e Pdl.
Non facile uscirne, perchè il “partito di Mediaset” vuole la maggioranza. Sarà per questo che i nomi più accreditati si fanno indietro. Fabio Colasanti, che “ha il pregio di essersi trovato all’estero durante la guerra civile degli ultimi 18 anni” come dicono in Parlamento, ha una lunga esperienza a Bruxelles già dai tempi di Prodi. Ma proprio lui, su cui pure il governo di chiara estrazione bruxelliana stava convergendo, non sarebbe disponibile all’incarico.
Si è fatto il nome di Roberto Viola, attuale segretario generale dell’AgCom. Ma ci ha pensato lui stesso a smentire lamentandosi di essere stato accostato come candidato al Pdl. Ultimo nome credibile in circolazione è Antonio Catricalà, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ma gli scogli politici non sarebbero pochi nel caso dovesse uscire allo scoperto.
Intanto il Pdl sta lavorando ai commissari: dopo l’emendamento che ha portato il numero da 9 a 5, riducendo quelli di nomina parlamentare da 8 a 4, in sostanza ce n’è uno per il Pdl (scontata la riconferma dell’attuale Antonio Martusciello), uno per il Pd (Antonio Sassano?), uno per l’Udc (Rodolfo De Laurentiis?) e l’ultimo per la Lega. Dove però ci sarebbe una trattativa in corso con Silvio Berlusconi. Alle Camere il nodo nomine AgCom è stato messo in calendario tra il 21 e il 24 maggio. Ma, forse, ci vorrà più tempo (o un coniglio dal cilindro).
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