Editoria

Addio a Silvia Tortora, giornalista nel segno di papà Enzo

Addio a Silvia Tortora, la giornalista si è spenta a 59 anni in una clinica romana. L’annuncio della morte della cronista e scrittrice, figlia del compianto conduttore tv Enzo Tortora, in un lancio di agenzia. Aveva lavorato per la tv e per la carta stampata, tra gli altri lavori ha collaborato per lunghi anni con Giovanni Minoli a Mixer prima e La Storia siamo noi poi. Già firma di Epoca e a lungo in servizio in Rai, è stata anche scrittrice.

Ha pubblicato, giusto venti anni fa, per Marsilio, il libro con la corrispondenza tenuta tra lei e il padre Enzo durante l’ingiusta detenzione subita. Un volume che ha svelato il lato umano dell’uomo finito all’interno di un autentico tritacarne, giudiziario e mediatico, per “colpa” delle (pseudo) rivelazioni di un pentito di camorra. Silvia ha anche firmato il soggetto cinematografico del film “Un uomo perbene”. La pellicola dedicata al calvario subito dal padre che, al culmine della fama e della sua carriera artistica e televisiva, si vide crollare addosso un errore giudiziario macroscopico che divise il Paese. Un’inchiesta a strascico, un’indagine che già da subito apparve – almeno per quanto riguarda Tortora – a dir poco zoppicante. E che, forse per la prima volta, portò il grande pubblico a meditare sulla necessità di tutelare e difendere quel grande valore di civiltà che è il garantismo.

Silvia, dunque, assunse su di sé una battaglia che suo padre visse e pagò in prima persona. E che, dopo trent’anni dalla morte del grande conduttore di “Portobello”, non aveva portato – per lei – ad alcun risultato apprezzabile. Silvia Tortora, in occasione del 30esimo anniversario dell’addio al padre, spiegò in un’intervista di aver atteso, invano, una riforma della giustizia. Per trent’anni, invece di migliorare, la situazione si era addirittura complicata e sclerotizzata. “Sono trent’anni di amarezza e disgusto”, tuonò.

Luca Esposito

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