Ranucci verso l’uscita da Report: la Rai studia tre proposte

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L’unica certezza, sempre che si possa definire tale, è che Sigfrido Ranucci non sarà più al timone di Report. La Rai, adesso, ha una bella gatta da pelare. Ossia capire quale incarico alternativo offrire al conduttore della trasmissione della Terza Rete per evitare che la questione finisca, come è molto probabile che accade, a carte bollate e di fronte a un giudice del lavoro. Riunioni su riunioni, in una coda estiva velenosa e rovente. Quel che è certo è che “non ci saranno strappi sul programma” come ha riferito il dirigente Paolo Corsini. La rosa degli incarichi prevede tre possibili direzioni per il futuro di Sigfrido Ranucci. Si parla, tra le altre, della scuola di giornalismo di viale Mazzini. Se fosse confermata, si tratterebbe di quello che verrebbe sicuramente etichettato come una sorta di “pensionamento dorato”. Insomma, non è poi così sicuro che Ranucci accetti il nuovo ruolo, qualunque esso sia, e che continui a restare in Rai. Anche perché c’è la possibilità di uno strappo che, a quel punto, potrebbe aprire allo stesso Ranucci nuove opportunità professionali. Nei mesi scorsi si era parlato, con una certa insistenza, della corte serrata che Urbano Cairo gli avrebbe fatto pur di portarselo a La7. Sognando di far con lui, ancora più in grande, quello che gli era riuscito già con Massimo Giletti. Che, uscito dalla Rai non senza polemiche, ci era poi tornato sull’onda del successo di Non è l’Arena.

Il caso Ranucci è finito pure davanti all’Europa e una portavoce della Commissione Ue s’è destramente liberata delle domande. Con il solito, e irrinunciabile, carillon di promesse. L’esecutivo comunitario “continuerà a seguire gli sviluppi” della vicenda sollevata dalla lettera, la cui ricezione da parte della vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen è stata confermata, sottoscritta da Fratelli d’Italia. Il tema è quello dello squilibrio lamentato da Fdi alla luce delle normative dell’European Media Freedom Act.

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