L’Inps sospende i prepensionamenti dei giornalisti

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L’Inps ha bloccato le procedure di prepensionamento richieste dalla società editrice delle testate Quotidiano Nazionale, Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno.

Ricordiamo che poche settimane fa l’imprenditore Leonardo Del Vecchio è diventato socio di maggioranza della società rilevando le quote della famiglia Riffeser.

La decisione di sospendere le procedure potrebbe avere conseguenze ben più ampie del singolo piano di crisi e apre interrogativi sul futuro di uno degli strumenti più utilizzati dall’editoria italiana negli ultimi diciassette anni.

Secondo quanto riferito da Professione Reporter, il Ministero del Lavoro ha informato la Fnsi di aver ricevuto dall’Inps una comunicazione relativa al monitoraggio delle risorse destinate ai prepensionamenti dei giornalisti.

Proprio in attesa di verificare la disponibilità effettiva dei fondi, il Ministero ha sospeso le convocazioni per l’approvazione dei nuovi piani di crisi che prevedono il ricorso alle uscite anticipate.

La vicenda nasce dal passaggio della gestione previdenziale dei giornalisti dall’Inpgi all’Inps, avvenuto nel luglio 2022. L’istituto previdenziale starebbe verificando se gli stanziamenti previsti dal legislatore siano sufficienti a coprire sia le procedure già autorizzate sia quelle che le imprese editoriali stanno continuando a presentare con cadenza quasi settimanale.

Secondo le informazioni disponibili, circa cinquantasei prepensionamenti già approvati dal Ministero del Lavoro dovrebbero comunque essere portati a termine. Tra questi figurano anche procedure riguardanti il Gazzettino e il gruppo Nem. Per le richieste successive, invece, potrebbe rendersi necessario un rifinanziamento delle risorse.

La situazione interessa numerose aziende editoriali. Oltre a Editoriale Nazionale, stanno valutando o predisponendo nuovi piani di crisi anche la Gazzetta di Mantova, la Gazzetta del Sud e la Sae di Alberto Leonardis, recentemente salita alla ribalta per l’acquisizione della Stampa.

La stessa Fnsi ha segnalato che il monitoraggio delle risorse starebbe già producendo effetti concreti. Da gennaio 2026 risulterebbero infatti rallentate anche le erogazioni relative a pensioni anticipate derivanti da stati di crisi già sottoscritti e autorizzati. Per questo motivo il sindacato ha invitato i Comitati di redazione ad affrontare con particolare cautela la discussione di eventuali nuovi piani fino a quando non sarà chiarita l’effettiva disponibilità dei fondi.

La vicenda, tuttavia, pone una questione più ampia che raramente viene affrontata nel dibattito pubblico.

Dal 2009 a oggi i prepensionamenti sono stati il principale strumento attraverso il quale l’editoria italiana ha gestito le proprie ristrutturazioni. Migliaia di giornalisti hanno lasciato anticipatamente il lavoro grazie a un meccanismo finanziato con risorse pubbliche. Per gli editori il vantaggio è evidente: ridurre il costo del lavoro senza dover sostenere integralmente il costo delle uscite.

Molto meno discusso è invece l’effetto che questa politica ha prodotto sul sistema dell’informazione.

I prepensionamenti non finanziano investimenti, innovazione tecnologica, nuovi prodotti editoriali o percorsi di sviluppo delle imprese. Finanziano l’uscita dei giornalisti dalle redazioni. Il dato di fatto è che gli editori non hanno fatto nuove assunzioni per compensare l’uscita dei giornalisti che hanno fruito dei prepensionamenti.

Il risultato è che per quasi vent’anni una parte significativa delle risorse pubbliche destinate al settore non è stata utilizzata per aumentare la capacità produttiva delle imprese editoriali. Anzi lo Stato ha finanziato la diminuzione delle risorse professionali dedicate alla produzione dell’informazione.

È una scelta che può trovare giustificazione nelle situazioni di crisi aziendale. Diventa però più difficile considerarla una strategia strutturale di politica industriale per il settore.

Per questa ragione il problema che emerge oggi non è soltanto la possibile insufficienza delle risorse stanziate. La vera domanda riguarda il modello di sostegno pubblico che si intende perseguire per l’editoria italiana.

Se sarà necessario rifinanziare ancora una volta i prepensionamenti, occorrerà chiedersi se sia opportuno continuare a destinare risorse pubbliche principalmente all’uscita dei giornalisti dal mercato del lavoro. O, invece, decidere di finanziare investimenti, innovazione, occupazione e rafforzamento delle strutture editoriali.

Una riflessione che riguarda non solo gli editori e i giornalisti coinvolti nei piani di crisi, ma la qualità stessa dell’informazione.

 

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