Dopo cinque anni, La Ragione non uscirà più su carta

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Il quotidiano La Ragione cessa le pubblicazioni su carta: sarà solo online. Dopo cinque anni di presenza continua in edicola, il giornale diretto da Davide Giacalone ha deciso di “ritirarsi” dalle edicole. Niente più carta, dunque. Ma, assicura il direttore, un rinnovato impegno sul web e, naturalmente, sui social. Il messaggio di Giacalone, in tal senso, è assolutamente chiaro: “Il quotidiano “La Ragione” è nato cinque anni fa, l’impegno preso con noi stessi aveva una scadenza di cinque anni. Che oggi si compiono”. Dopo aver ribadito la linea del giornale, europeista e liberale, Giacalone ha riferito: “In questi cinque anni ci siamo molto impegnati, ma anche divertiti. Specie quando da destra ci hanno considerato sicuramente di sinistra e da sinistra sicuramente di destra: la conferma che stavamo procedendo senza nulla concedere alle tifoserie”. E dunque l’annuncio: “Cessano le nostre pubblicazioni su carta, ma non è un addio: è un arrivederci. Continueremo a parlare a quanti vorranno ascoltare, senza cambiare in nulla la nostra lettura dei fatti e la pervicace convinzione che si debbano anche esporre idee e proposte per potere cambiare il presente e guardare al futuro con la fiducia che il tempo migliore sia quello non ancora vissuto, quello da costruire”.

L’analisi è spietata: “Il modello della carta stampata è in crisi ovunque e lo è anche in Italia. Chiudono le edicole (ed è un male per le città) o si trasformano in punti vendita di prodotti diversi. Non soltanto i costi sono elevati (noi non abbiamo mai voluto prendere un centesimo di contributi pubblici), ma il sistema in sé è in perdita di lettori e quattrini. Eppure non si deve fare a meno dei quotidiani”. Niente più carta ma La Ragione non si arrende: “Saremo attivi online, sapendo che si tratta di un mondo affollato e ancora da valorizzare. Le notizie non vanno solo date, vanno anche capite e per farlo non potranno mai bastare i singulti sincopati delle poche righe digitali. Quel mondo in cui basta una voce per attaccare furiosamente, un grido per disprezzare e manca lo spazio per creare un comune sentire costruttivo. Non è colpa del digitale in sé, che è una grande opportunità e ha un sicuro futuro”.

La sfida è da far tremare i polsi: “È colpa dell’avere lasciato che in quel mercato si affermassero pochi monopolisti irresponsabili e ricchissimi, mentre l’Unione Europea viene attaccata perché chiede la trasparenza del meccanismo interno che determina la profilazione di ciascuno e il privilegio di certe voci su altre: il celebre algoritmo. S’è sostenuto che sarebbe contro la libertà di parola imporre nel digitale la responsabilità che da sempre vale per gli altri mezzi di comunicazione. È invece contro la libertà lasciare che si vada avanti nell’opacità, nell’anonimato e nella concentrazione monopolistica”.

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