Piero Antonio Toma, il giornalista libero che ha fatto scuola a Napoli

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Piero Antonio Toma è stato un giornalista particolare. Nel corso dei lunghi anni della sua attività professionale ha vissuto stagioni uniche per la loro incidenza sulla cultura napoletana. Dopo un esordio da cronista per piccoli giornali, da giovane è stato dirigente di importanti imprese pubbliche per le quali curava la comunicazione. Ma al posto fisso preferì, a un certo punto, un’attività imprenditoriale e, primo tra tutti, costituì una cooperativa, Informedia, che editava un’agenzia di stampa e curava la rassegna stampa per le imprese meridionali. Era un’attività artigianale, fatta di fotocopie, forbici e colla, ma che presupponeva la lettura, all’alba, di tutti i giornali. Con un approccio particolare, figlio della cultura del fondatore: leggere i giornali per capirne il senso, il valore. E, infatti, Informedia è stata per anni una vera e propria fucina di giornalisti che hanno fatto una gavetta inimmaginabile oggi.

Ma a Piero non poteva bastare: ad essa affiancò all’attività di agenzia quella di editore. Informedia iniziò a pubblicare anche Napoli Guide, una delle migliori riviste culturali che questa città abbia mai avuto. Ogni numero, monotematico, aveva ad oggetto una singola zona della città, una strada, una piazza. Edizioni eleganti, carta pregiata, formato grande. Poi, come spesso accade, i numeri e l’assenza di attenzione istituzionale non consentirono a questo giornale di andare avanti e chiuse.

In seguito, riversò il suo entusiasmo su “Vomero News”, un periodico iper-locale che anticipò, ancora una volta, i tempi. Ma la tecnologia imponeva investimenti importanti, al di fuori della portata di una cooperativa giornalistica, e le rassegne stampa divennero roba per pochi. E così il percorso di Informedia si concluse. Tuttavia, le testimonianze di chi ha partecipato a quel laboratorio, che si leggono in questi giorni, fanno capire quanto questa abbia inciso sulla formazione di decine di giornalisti oggi affermati.

Piero tornò a fare quello che era, l’intellettuale, e lo fece sempre con quell’impronta di libertà e di signorilità che lo ha contraddistinto. La cultura mai fine a sé stessa, ma incardinata in un percorso sociale ed economico, in cui la tradizione si sposava con il futuro. Da allora, divenne un vero e proprio animatore della scena culturale napoletana, scrivendo e recensendo libri, parlando del giornalismo a Napoli o ricordando Caccioppoli, con affreschi di una città che era, che davano modo di pensare a cosa avrebbe potuto essere.

Il suo stile e la sua eleganza potrebbero far dire che era un uomo di altri tempi, ma così non è. Piero è stato un uomo libero. Ed è stata una fortuna per me aver goduto della sua amicizia e aver condiviso con lui un tratto del percorso professionale. Ciao, amico mio.

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