Per il Comitato europeo essenziale il lavoro dei giornalisti per l’indipendenza dell’informazione

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La funzione dell’informazione e l’indipendenza dei giornalisti sembrano un lusso in questo periodo di tensioni, conflitti internazionali e polarizzazione delle opinioni. Le democrazie sono sempre più minacciate dal loro interno, dal voto popolare che porta al Governo leader politici insofferenti al confronto con le opposizioni.

E anche in questa prospettiva il Comitato economico e sociale europeo ha pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 27 febbraio 2026 un interessante parere sulla situazione del lavoro giornalistico all’interno dell’Unione. Nel documento il Comitato  ha formalizzato una serie di raccomandazioni alla Commissione e agli Stati membri per rafforzare il settore dei media.

Secondo il Comitato, infatti, il contesto in cui operano i giornalisti europei sta diventando “sempre più ostile”, con conseguenze dirette sul diritto dei cittadini a ricevere un’informazione pluralista, indipendente e affidabile.

Il legame tra lavoro giornalistico e libertà dei media

Uno dei punti centrali del parere riguarda il rapporto tra condizioni di lavoro dei giornalisti e libertà di stampa.

Il Comitato, infatti, ha rilevato come il peggioramento della percezione della professione giornalistica sia la premessa per cui si è giunti all’abbassamento delle retribuzioni, all’ incremento della precarietà e alla perdita delle tutele sociali che determinano la perdita di libertà ed autonomia. Questo sia nei confronti degli editori che delle componenti politiche e sociali che possono condizionare soggetti che sono diventati nell’ecosistema dell’informazione estremamente fragili.

E proprio per queste ragioni il CESE ha invitato la Commissione europea a garantire una piena attuazione del regolamento europeo sulla libertà dei media (European Media Freedom Act – EMFA), recentemente entrato in vigore, che mira a rafforzare l’indipendenza e il pluralismo dell’intero sistema dell’informazione dell’Unione e dei paesi membri.

Pubblicità digitale e sostenibilità economica dei media

Il parere dedica attenzione anche alla trasformazione economica del settore. La sostenibilità dei media europei è messa in difficoltà dal predominio delle grandi piattaforme digitali statunitensi, che intercettano circa l’80 % dei ricavi della pubblicità digitale. È un fenomeno mondiale che consente alle piattaforme di incassare il frutto del lavoro degli editori, posizionandosi come intermediari necessari tra l’offerta e la domanda di informazione. Ma trattenendo per sé, praticamente, tutto il guadagno. In questa prospettiva il Comitato invita la Commissione e gli Stati membri ad introdurre misure importanti che sostenendo il settore garantiscano i giornalisti e conseguentemente l’autonomia dell’informazione.

Precarietà e diffusione del lavoro autonomo

Il documento evidenzia inoltre un quadro occupazionale molto critico. Il Comitato stima che nell’Unione europea si stima ci siano circa 400.000 giornalisti. Una quota significativa, addirittura apprezzata tra il 20 % e il 30 % – lavora come freelance, spesso in condizioni di grande fragilità economica e contrattuale, con retribuzioni basse e privi delle tutele che dovrebbero contraddistinguere un settore in cui la libertà è la necessaria premessa.

Il CESE segnala inoltre il fenomeno dell’indebito utilizzo della forma del lavoro autonomo, in luogo del lavoro dipendente, utilizzato da alcune imprese editoriali per ridurre costi e responsabilità nei confronti dei lavoratori.

IA, disinformazione e nuove pressioni sulla professione

Tra i fattori che stanno trasformando la professione giornalistica il parere cita anche l’impatto delle nuove tecnologie.

L’intelligenza artificiale può offrire opportunità per la produzione e la diffusione delle notizie; ma rischia anche di diventare, alla stregua delle piattaforme, l’origine della fine dell’informazione per come oggi la conosciamo attraverso l’utilizzo indebito dei contenuti e la violazione dei diritti d’autore dei contenuti utilizzati per addestrare i modelli di IA.

Il Comitato ha quindi invitato la Commissione europea a monitorare l’applicazione della normativa sull’intelligenza artificiale e a promuovere programmi di formazione specifici per i giornalisti.

Le raccomandazioni del Comitato

Nel documento il Comitato ha formulato diverse raccomandazioni che hanno un carattere chiaramente politico, invitando la Commissione europea e i Paesi membri a rafforzare il sostegno pubblico e ad agire con immediatezza vista la grande fragilità di tutto il settore.

La dignità del lavoro giornalistico diventa, quindi, l’elemento centrale da cui partire per garantire il pluralismo e contrastare la tendenza verso le culture autocratiche che stanno caratterizzando questo periodo storico.

Non si può, comunque, come non rilevare come le istanze dell’Unione spesso rimangono lettera morta nella prassi legislativa dei Paesi dell’Unione. Per quanto concerne, ad esempio, l’applicazione delle norme contenute nel Media freedom act, che dovrebbero essere già in vigore, al momento in Italia non solo non vi è traccia a livello legislativo ma lo stesso dibattito politico, fatta eccezione per qualche slogan sulla governance della Rai, è a zero.

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