L’audizione dell’amministratore delegato della Rai in Commissione Vigilanza verso il rinvio. Anzi no. Gran confusione a viale Mazzini dopo che una richiesta che chiedeva di posticipare l’incontro è giunta all’ufficio di presidenza della commissione. Non che fosse poi così imprevedibile, anzi. C’erano già state voci che s’erano levate contro l’iniziativa bollata come “personale” da parte della presidente Floridia di fissare l’incontro con Rossi per l’11 marzo prossimo. Proprio la maggioranza ha chiesto di far slittare l’appuntamento. Scatenando le ire dell’opposizione. Ne è sorto l’ennesimo parapiglia. La data rimane quella, ma con ogni probabilità la maggioranza farà saltare incontro e numero legale.
Si lavora a superare lo stallo ma le parti restano lontanissime. E dalle minoranze giungono bordate feroci all’indirizzo del centrodestra. “Dopo un anno e mezzo la maggioranza ancora non vuole l’audizione dell’ad Rai Giampaolo Rossi e continua a fare melina”, ha tuonato il capogruppo Pd Stefano Graziano. Che ha aggiunto: “La convocazione resta per l’11 marzo, ma la maggioranza si oppone appellandosi all’articolo 11 del Regolamento, secondo cui è esattamente avvenuta la richiesta delle opposizioni. La maggioranza tiene in ostaggio la Commissione. E la Rai nel frattempo va a scatafascio”. Lo stesso Graziano ha proseguito: “È chiaro che questa maggioranza vuole continuare ad essere proprietaria dell’azienda del servizio pubblico televisivo italiano e non rispetta nemmeno le leggi che arrivano dall’Europa”. Ma non è tutto: “Continuare a voler procrastinare l’audizione dell’a.d. Rossi e a spostare il recepimento del Freedom act rende a tutti noto che maggioranza vuole continuare a lottizzare la Rai senza attuare ciò che l’Europa ci chiede rischiando una ulteriore infrazione per l’Italia che si traduce in una ulteriore ’tele-Meloni tax’ per i cittadini”.
Parole durissime arrivano pure dal M5s. Che con Dario Carotenuto va all’attacco: “Non capiamo che problemi abbiano ad accettare una data che è stata proposta dallo stesso amministratore delegato, ma tant’è. Da parte nostra non c’è alcuna chiusura pregiudiziale. Siamo pronti a votare all’unanimità una nuova data, ma a una condizione precisa e non aggirabile”. Quale? Eccola: “il rinvio” dell’audizione di Rossi “deve rappresentare il punto di ripartenza dei lavori ordinari della Commissione, mettendo fine a uno stallo inaccettabile che si trascina da un anno e mezzo e che ha un’unica responsabilità politica, quella dei partiti di maggioranza”. E quindi ha concluso: “Non accetteremo che l’audizione diventi un episodio isolato utile solo a salvare le apparenze, mentre tutto il resto resta fermo e la Commissione continua a essere di fatto silenziata”.







