
Claudio Verretto, direttore del settimanale Sprint e Sport, è il nuovo Presidente della Fipeg, Federazione italiana piccoli editori giornali, la Federazione piemontese che associa i periodici locali. Verretto subentra allo storico Presidente Pietro Policante.
Proponiamo questa intervista per il nostro sito editoria.tv.
Presidente, buongiorno. Lei è il nuovo Presidente della Fipeg. La prima domanda è banale: per quale ragione un’associazione regionale di editori?
Fipeg è nata in Piemonte nel 1993 da un’esigenza ben precisa, e cioè riuscire a dare un futuro ai giornali. Gli editori che diedero vita all’associazione, il nucleo fondante – Giovanni Numico, don Paolo Busto, Vanni Giachino, Pietro Policante, Grazia Cavezzale, che oggi definiremmo imprenditori visionari, intuirono che la crescita dei giornali passava attraverso la professionalizzazione delle redazioni ma vi era un ostacolo insormontabile: il contratto di lavoro. Modellato per i grandi gruppi editoriali non era sostenibile dalle piccole imprese come le nostre. Ricordiamoci che in Piemonte c’è la più alta concentrazione di periodici locali dell’intera Penisola, attualmente siamo 53.
Lei subentra a Policante, che è stato Presidente della Federazione per oltre vent’anni, ed è stato eletto all’unanimità. Come giudica l’operato del suo predecessore e quali sono i suoi programmi per il futuro della sua associazione?
Pietro Policante è stato un presidente competente, con qualità di mediazione assolute, che ha portato la Fipeg a essere interlocutore privilegiato con le istituzioni regionali e non solo. Pietro è stato colui che ha dato forma a un’associazione nata con molte ambizioni ma difficili da realizzare. Nel corso del suo mandato è riuscito a trovare le soluzioni affinché gli editori Fipeg potessero applicare un contratto di lavoro che, nel corso degli anni, ha consentito di assumere più di duecento giornalisti. Il tutto su basi giuridiche solide, che hanno superato gli ostacoli che di volta in volta gli editori si sono trovati ad affrontare. Più che i miei programmi è corretto dire di un Consiglio direttivo che vuole continuare a fornire ai propri associati un’informazione costante e precisa sui temi del settore. Dovremo tenere alta l’attenzione sul regolamento che il Dipartimento si appresta a varare, confermare di essere affidabili per le istituzioni. Infine, ma non per ultimo, promuovere un’attività di consulenza agli associati nello sviluppo del mondo digitale.
La situazione dell’editoria nazionale è di grave crisi. E quella degli editori di periodici piemontesi?
Va fatta una precisazione: prima del Covid e dopo il Covid. La pandemia è stato un vero spartiacque, perché fino al 2019 l’editoria piemontese aveva conservato un’alta percentuale di quote di mercato in termini di vendita in edicola e abbonamenti, e di conseguenza la pubblicità teneva il passo. Poi è cambiato tutto. Gli editori organizzati in forma cooperativa e le fondazioni – parliamo di soggetti che percepiscono contributi pubblici – sono riusciti a superare i danni provocati dalla pandemia, pur con qualche ammaccatura. Va poi aggiunto, per coloro che invece non percepiscono contributi diretti, il sostegno della Regione Piemonte, che da sempre ha un occhio di riguardo per gli editori. Vengono stanziate annualmente risorse, vi è una legge che funziona e viene finanziata con fondi adeguati. È però il momento di fare delle riflessioni.
Ma secondo lei quali sono le più grandi criticità del settore? C’è futuro per i piccoli editori? E, se sì, quali sono le opportunità e come si devono organizzare?
C’è un futuro? C’è un grande futuro fatto di opportunità che ci vengono offerte dal mondo digitale. Le redazioni hanno al loro interno giornalisti professionalizzati e competenti: sono il vero patrimonio dei giornali. Giornalisti preparati, che conoscono il territorio, significa poter iniziare un percorso che può consentire ai giornali una vera e propria svolta. Nel corso degli ultimi anni abbiamo sicuramente commesso degli errori: abbiamo guardato al mondo digitale in maniera troppo superficiale, e questo ha fatto sì che sul mercato dell’informazione si siano affacciati soggetti spesso improvvisati che hanno occupato degli spazi. La sfida è questa: andarci a riprendere quel mercato, con un’informazione di qualità.
Un tema importante è quello del lavoro giornalistico. È in corso una vertenza pluriennale tra Fieg e Federazione Nazionale della Stampa. Qual è la posizione della Fipeg?
Fipeg ha anticipato i tempi di trent’anni. Il contratto giornalistico aveva una sua valenza in un mondo che però ora non esiste più. Gli editori devono investire fortemente in formazione, devono far crescere quelle figure professionali che sono indispensabili per il mondo digitale. E non è una questione economica, come si cerca di far apparire: stiamo parlando di mansioni, di sviluppo, di operatività.
Un altro tema importante è il sostegno pubblico. Il governo giallo-verde, con il sottosegretario Crimi, abolì il contributo destinato alle cooperative giornalistiche e ai soggetti no-profit. Fu una norma condivisa anche con la Lega, attualmente al governo. La norma che previde l’abolizione del sostegno viene prorogata di anno in anno, ma non viene mai abolita. Qual è la sua opinione al riguardo?
Lei cita il periodo più buio della politica italiana, e il nostro settore non poteva uscirne indenne. Recentemente, il sottosegretario con delega all’editoria, l’on. Alberto Barachini ha annunciato il superamento della norma e quindi restiamo fiduciosi. Il fondo è stato istituito per dare un sostegno alle cooperative di giornalisti e ai soggetti no-profit, e vale la pena ricordare che nel titolo stesso della legge compare la dicitura “per l’innovazione tecnologica”. È impossibile pretendere dai piccoli editori – pur molto attivi nei propri territori e soprattutto punto di riferimento per le proprie comunità – che riescano a sostenere costi, spesso enormi, per una transizione al digitale senza il sostegno pubblico.
La Fipeg è un’associazione regionale molto forte in Piemonte. Ha rapporti e sinergie anche con le altre associazioni di editori a livello nazionale?
Pietro Policante ci ha insegnato che i rapporti sono vitali per la nostra associazione. L’interlocuzione con File, Mediacoop e Fisc è costante e strutturata, ne condividiamo spesso le finalità e gli interessi degli associati e naturalmente continueremo a mantenerla. È il DNA di Fipeg: coesione, visione, condivisione.







