In audizione alla Camera il sottosegretario Barachini dichiara superata la norma Crimi

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Nella giornata di oggi il sottosegretario all’editoria, Alberto Barachini, ha tenuto un’audizione presso la Commissione cultura della Camera dei deputati. Alleghiamo il link all’evento https://webtv.camera.it/evento/30037). Oggetto dell’incontro è stata la trattativa in corso tra il gruppo Gedi e Antenna Group SA, gruppo editoriale greco controllato dall’imprenditore Theodoros Kyriakou, attivo nel settore televisivo, radiofonico e dei media digitali, e non riconducibile alla sola emittente Antenna 1.

Il sottosegretario ha illustrato lo stato delle informazioni in possesso del Governo, anche dopo gli incontri con i vertici dei due gruppi editoriali e tenendo conto delle manifestazioni di interesse alternative che sarebbero giunte al gruppo Gedi.

Durante l’audizione sono intervenuti ponendo domande al sottosegretario gli onorevoli Alessandro Amorese, Chiara Appendino, Irene Manzi, Rosaria Tassinari, Antonio Caso, Elisabetta Piccolotti, a testimonianza di un’attenzione trasversale sul tema.

Il potere del Governo per intervenire su una vicenda del genere è oggettivamente limitato, in quanto si tratta di trattative tra soggetti privati. Anche sotto il profilo occupazionale, le garanzie dovranno essere quelle previste dalla legge e, eventualmente, da accordi sindacali, poiché ogni ipotesi di intervento discrezionale è estranea all’ordinamento italiano. Da più parti, da tempo, si sta chiedendo l’intervento dello Stato attraverso lo strumento del golden power che, però, può essere esercitato solo nell’ipotesi in cui gli acquirenti siano imprenditori non europei, circostanza che non ricorre nel caso di specie, mentre il gruppo Antenna Group ha sede in Grecia, Stato membro dell’Unione europea.

Il sottosegretario Barachini è stato corretto nel ribadire che il Governo può solo chiedere la trasparenza dell’operazione e il rispetto della legge, senza poter imporre vincoli ulteriori, ma qualsiasi intervento ulteriore, se non previsto dalla legge, non è ipotizzabile. Il punto, al solito, è la necessità di mettere mano alla riforma dell’editoria, riforma che non può nascere sull’onda dell’emergenza, ma auspicando che questa non nasca dalla volontà di salvaguardare solo i giornalisti de “La Stampa” e de “La Repubblica”, ma l’intero ecosistema informativo, che solo nel suo complesso garantisce il pluralismo nel settore.

Proprio sotto questo profilo è necessario evidenziare quanto detto dal sottosegretario Alberto Barachini, che ha dichiarato nel corso delle risposte alle domande poste dai parlamentari due principi di rilievo politico-editoriale. Anzitutto il superamento delle norme volute dal sottosegretario Crimi, che prevedevano la chiusura dei giornali editi da cooperative e enti non profit, colpendo proprio le imprese editoriali più fragili. E poi la necessità di trovare strumenti legislativi per controbilanciare lo strapotere delle grandi piattaforme digitali, che drenano risorse dal settore editoriale senza partecipare ai costi della produzione dell’informazione, in maniera strutturalmente parassitaria.

Si potrebbe aggiungere che le piattaforme hanno un potere tale da condizionare anche il dibattito pubblico, attraverso la profilazione degli utenti e la creazione di cluster informativi all’interno dei quali canalizzare i flussi di notizie secondo logiche opache e proprietarie. Una forma di controllo indiretto dell’opinione pubblica, esercitata da soggetti privati globali, spacciati in passato come garanti di libertà e pluralismo, anche da esponenti politici che oggi ne denunciano gli effetti.

La vicenda Gedi non merita commenti in relazione ai comportamenti del gruppo venditore, che prima ha ceduto le testate locali e ora esce dal mercato, dopo aver utilizzato le testate nazionali come schermo mediatico di una più ampia ritirata industriale, in particolare nel settore dell’automotive. Purtroppo, come spesso accade in Italia, se a perdere certezze sono i giornalisti delle testate locali, anche quando storiche, come “La Città” o “Il Centro”, non vi è alcuna levata di scudi da parte della politica. Per alzare il livello di attenzione è necessario che vengano toccate le posizioni dei giornalisti di Repubblica, figli di un pluralismo di serie A, mentre altri restano inermi in un pluralismo di serie B.

Comunque l’audizione di oggi ha posto finalmente al centro dell’attenzione politica il tema dell’editoria, centralità ribadita dal Presidente della Commissione, Federico Mollicone, al termine dell’audizione, con l’impegno a non considerare più il settore come una variabile residuale delle politiche pubbliche.

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